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“In un baule di personalità multiple”: i Blumosso dipingono le dieci sfumature dell’amore

Alcune canzoni ce le sentiamo cucite addosso, in ogni angolo della nostra anima. Parlano per noi quando non riusciamo ad esprimerci, mettono a tacere i nostri demoni interiori, danno sfogo ai nostri sentimenti e rassicurano le nostre più intime paure. Mi sono sentita così quando, quasi per caso, mi sono imbattuta nel nuovissimo album dei Blumosso, band leccese composta da Simone Perrone, voce del gruppo e autore dei testi, Matteo de Benedettis (tastiere), RafQu (chitarre) e Roberto Fedele (batteria).  Il loro “In un baule di personalità multiple” è, infatti, un lavoro ben pensato che, attraverso una serie di semplici istantanee di vita quotidiana, ripercorre, uno ad uno, tutti i passi dell’amore, disegnandone ogni minima sfumatura. È per questo che, ascoltando i brani e analizzando i testi, cercando di trovare un fil rougeche potesse sintetizzarli, mi sono resa conto che è impossibile fare una sintesi del sentimento umano più alto. Sarebbe più opportuno, piuttosto, ridisegnarne ogni sfumatura, per non sminuirne il significato. Così, quaderno e matita alla mano, mi sono cimentata in una piccola analisi testuale dei brani. Appuntandomi gli spunti più interessanti, non ho fatto a meno di notare una grande capacità di scrittura, che si abbina a delle musiche molto orecchiabili e piacevoli. Gli spunti di cui parlare sarebbero tantissimi. Ho provato, però, a sintetizzarli, dando loro un’interpretazione che mi ha permesso di unire la mente al cuore.

 

In un albergo di Milano

Brano e singolo di apertura dell’album, definisce l’amore come un sentimento dal potere indissolubile, che vuole e comanda deciso e irremovibile, senza possibilità che noi, piccoli e fragili umani, possiamo deviarne il percorso. Nonostante la complessità del tema, i Blumosso ne parlano con parole semplici e immagini quotidiane che caratterizzano tutto l’album, scattando una fotografia ad un gatto che miagola lungo la strada, a degli anziani che sbavanouna poesia, ricordandosi della loro dura vita lasciata alle spalle.

Diverso

Secondo singolo della band, ripropone una serie di istantanee, tra cui l’immagine del sole che, splendendo dalla finestra, crea una proiezione emotiva sul nostro animo e ci ricorda che faremmo meglio ad uscire, a fare meno i diversi, chiusi in noi stessi. Ma questa diversità viene, poi, declinata in modo opposto e sopraggiunge quando l’amore arriva con la sua capacità di cambiare il nostro animo: con te io sono diverso. Così, anche l’animo più poetico del cantautore si dimentica di Marco e Anna di Lucio Dalla, che giocavano al biliardo sotto il plenilunio.

Il giorno che ti ho incontrato

Il brano ha l’aspetto di una preghiera: sia benedettoè la formula segreta in un mondo che rimane silenzioso, che si spoglia dopo un lungo inverno. E nel vento profumato che scivola tra i capelli, la bellissima immagine futura di una figlia che arriverà.

Abbracciami amor mio

Il testo è una meravigliosa presa di coscienza delle difficoltà di un’esistenza turbolenta, che possiamo affrontare solo in due: abbracciami amor mio / finché c’è mare mosso. Il regalo dell’ultima sigaretta, come quella fumata da Zeno, diventa un prezioso dono d’amore.

Piovere

L’amore è qui visto come un sentimento sincero: mi piaci tu / te lo dico senza mezzi termini. Di nuovo, emerge una serie di immagini di semplice realtà quotidiana: il riferimento sensoriale all’odore del caffè la domenica mattina, il silenzio che avvolge la città, la nebbia che entra nella stanza. L’amore, però, diventa anche pauradi perdere chi si ama, del futuro incerto che attende: così il brano stesso diventa mezzo per esorcizzarla.

Hai finito la noia

L’amore diventa dolore:vedo l’indifferenza dietro gli occhi suoi. È un dolore che deriva dall’accettazione dell’abbandono: se vuoi vai / fai sempre quel che senti dentro. Nonostante la difficile tematica, la musica di accompagnamento contrasta ritmata. Interessanti sono anche le immagini metaforiche suggerite: fiori di cemento e favole di cianuro tenuti nella mano e un diluvio che sale e scivola dentro l’animo.

Irmãcara

La musica si sposa con il significato del testo ed evoca il dolce ricordodi un lontano amore perso nel tempo. È qui che viene citato il baule di personalità multiplein cui conservare le lettere per Irmã, nonché il ricordo di lei stessa. Il baule diventa, perciò, simbolo di un’anima che stenta ad aprirsi e che si rassegna a tenere quei segreti per sé.

Quella maledetta estate (mi ricordi)

Il brano descrive l’amore come sentimento permanente, difficile da scacciare, che trascina con sé i ricordi di una maledetta estate. Molto bella l’immagine di Dicembre, a cui rivolgere un mucchio di preghiere affinché, avido, si porti via tutto ciò che fa male.

Non eri un angelo

L’amore è visto come idea, più che come sentimento legato al bene per una persona: non volevo lei / ma l’idea di lei. L’amore ha anche la capacità di ingrandire, come una lente, ogni minima emozione: è così che una goccia si trasforma in mare. Non manca poi il contrasto del sentimento che continua imperterrito ad esistere nonostante la consapevolezza del dolore che può scaturire dall’altro.

All’ultimo secondo

Canzone conclusiva dell’album, descrive poeticamente l’amata attraverso il linguaggio dell’universo: viene paragonata da una stella e diventa più preziosa della luna. L’amata è vista, quindi, come una creatura celestiale, stanca del mondo, delle persone, delle sue occhiaie. Nonostante la grandiosità del contesto che viene evocato, la stella prima o poi cadrà, scivolerà via, riducendo in frammenti chi, solo, si accontenta di contemplarla nel cielo.

 

Monica

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