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Degli Era Serenase, che affermano di fare “tipo rap” ma che è più una specie di hip hop fantasioso e comunque difficilmente descrivibile, non si può dire che siano degli emergenti. Appaiono in questo piano di esistenza più o meno nel 2014, hanno già prodotto un disco e diversi singoli, possono contare su una nutritissima schiera di seguaci, e fanno capolino occasionalmente in radiotelevisione (addirittura!). Sono difficilmente descrivibili perché gli aggettivi papabili affiorano numeorsi sulla punta della lingua, e scegliere è un peccato: ironici, divertenti, orecchiabili, onirici, psichedelici, poetici.

Il loro nuovo EP, “Spine”, ci complica ulteriormente la vita. C’è qualcosa di delicato in quello che si ascolta, di più dolce e meno acido di quanto sentito finora. Forse è un risvolto inaspettato che è apparso solo ora, tra una rima e l’altra, o qualcosa che sobbolliva già da diverso tempo. Il risultato è bello e avvolgente. Come sempre le voci di EraSfera (le parti in rap) e Serenase (le parti in vocalizzi) si rincorrono su un morbido tappeto di suono digitale, senza mai farsi davvero concorrenza. L’EP sembra diviso in due parti speculari: da una parte l’ironia di Acqua Ossigenata e Vecchi, dall’altra la poesia di Spine e Catrame. I primi pungono le dita, i secondi rinfrescano; senza dubbio, alternati l’uno all’altro, danno un piacere immenso.

Già attendiamo un possibile secondo album con curiosità: immaginate cosa c’è in fondo al vaso di Pandora.

articolo a cura di Claudia Zoppichini

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