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Il nuovo album di Colombre, “Corallo”, è uscito da pochi giorni e sta allietando il mio periodo di quarantena a casa. Stavo riflettendo sul significato del corallo che ha dato il nome al progetto e ho subito pensato alla fragilità delle barriere coralline, deturpate dall’essere umano. E penso che non ci sia nulla di più attuale di questo: la natura che, in questi giorni in cui l’uomo è costretto a casa, sta riprendendo la sua vitalità.

L’uscita dell’album è stata, in realtà, anticipata dal lancio di tre singoli: rispettivamente, "Non ti prendo la mano", "Arcobaleno" e "Per un secondo".

Il primo è una sincera dichiarazione di non-interesse, di non-amore, quello che, per intenderci, Battisti non voleva vivere neanche un minuto. Con “Arcobaleno”, invece, ritorniamo al tema della fragilità dei sentimenti umani che si stagliano su uno sfondo di eternità – l’acqua che riempie il mare, la corrente che scorre nel fiume e l’ombra che oscura il prato. Arriviamo, così, a “Per un secondo”, anche questo un inno sincero che chiude, tematicamente, la struttura ad anello, aperta con il rilascio del primo singolo. La mia preferita finora è, però, “Crudele”: mi sciolgo ogni volta che ascolto quel sussurrato amore mio, che diventa una supplica d’amore e di perdono per quell’atteggiamento impassibile che si intuisce un po’ da alcuni degli altri testi. “Anche tu cambierai” tradisce lo zampino di Maria Antonietta, fedele compagna di Colombre, nella vita e nella musica; il testo trasuda dolcezza, così come “Mille e una notte”, che ci catapulta nel mondo delle “favole” e del diverso significato che assumono quando siamo bambini e quando adulti.

Se mai, caro Giovanni, leggerai questa mia recensione – se così si può chiamare: probabilmente sarò venuta meno a convenzioni stilistiche e sintattiche – spero che ti arrivi tutta la mia gratitudine per riuscire a parlare così tanto col cuore. Sei capace di arrivare direttamente, senza filtri, e ci insegni qualcosa in più su questa trama complessa fatta di intricate relazioni umane.

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