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Irene è uno dei brani di maggior successo di Gioventù brucata, album firmato Pinguini Tattici Nucleari e uscito lo scorso anno: testo efficace, ironici giochi di parole, suoni allegri e orecchiabili. Insomma, una di quelle canzoni che rimangono in testa già dopo pochi ascolti. In realtà, aldilà di tutto questo, c’è un importante messaggio di fondo che rimane – ahimè – sempre attuale: la condizione del musicista che cerca di guadagnarsi del pane con il proprio lavoro.

È innamorato follemente di questa ipotetica Irene, tanto da volerle strappare via il viso, così che il mondo ne abbia paura e rinunci a lei per sempre. Irene è forse anche un po’ ingenua e si lascia accarezzare da mani così diverse dalle sue, le mani vuote del musicista che non ha nulla da offrirle, se non i vinili che continua a comprare e riporre in soffitta. Vive di poco realismo e preferisce essere una grande sognatrice: le costellazioni e l’oroscopo le suggeriscono che la musica le darà ciò di cui vivere.

Irene, in fondo, è la personificazione di una componente vitale per ogni musicista.

A volte, però, Irene deve affrontare la difficile sfida della realtà, che le mette davanti un mondo in cui solo un ingegnere, un notaio, un dentista o un analista sono in grado di offrirle un futuro. Fa difficoltà ad accettarlo e continua ad inciampare nello stesso “errore” di preferire il futuro che la musica promette di offrirle: viene rassicurata dalle parole dei cantautori (l’importante non è quante volte cadi, ma se hai il coraggio di rialzarti) e continua a fidarsi dei testi delle canzoni, soprattutto di quelli da parafrasare. Irene, in fondo, è la personificazione di una componente vitale per ogni musicista: quella che permette di perseverare nel proprio lavoro anche nei momenti in cui il tunnel non sembra mostrare alcuna luce di sbocco. Irene è la speranza di riuscire, prima o poi, ad impugnare le redini del futuro.

Irene è crederci fino in fondo, a denti stretti. È scegliere la musica, ad ogni costo.

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