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Capita spesso, soprattutto durante questi giorni di quarantena in cui si è barricati fra le mura domestiche e si cerca di rendere le proprie giornate produttive, di imbattersi nel riordinare casa, la propria stanza o il proprio armadio. È nel momento in cui si apre un cassetto e si rovista fra quelle vecchie cose che si va incontro a ricordi legati ad un singolo oggetto, ad una singola persona o ad un singolo momento. Seppur ormai senza un’apparente funzionalità e con l’obiettivo di smaltirlo, questo insieme di ricordi non merita di essere fatto fuori completamente, probabilmente ti verrebbe un colpo al cuore immaginarli dentro ad una pattumiera. Così meglio prendere uno scatolone, riporre il tutto lì dentro e conservarlo da qualche altra parte.
Quel semplice scatolone è la perfetta rappresentazione fisica di Nati Diversi, il nuovo album di Tiziano Menghi, in arte Gianni Bismark. Nati Diversi è infatti un mucchio di belle cose ritrovate, di istantanee che riaffiorano alla mente e lasciano che l’ascoltatore venga assalito dalla nostalgia.

È in tracce come “Poche persone”, “La strada è nostra” e in quella che dà il nome al disco, appunto “Nati Diversi” che si viene trasportati in un viaggio fatto di Roma e dei suoi vicoli, di campetti di periferia, di vecchi amici e di stronzate fatte insieme.

Il viaggio continua poi a bordo di un Piaggio, a tenderci il casco per salire a bordo c’è Franchino. Con “Mi sento vivo” il membro della 126 ci ricorda che il giorno in cui scriverà male una strofa è ancora molto lontano. Non mancano comunque altre collaborazioni illustri, vedi Tedua in “Ne hai Fatti 100” e l’eccezionale lavoro di produzione svolto dai vari Sick Luke, Drone 126 e 2nd Roof.

Il disco continua a scorrere, attraversando gli stereotipi del rap e della trap italiana, con richiami alle droghe, ai soldi e alle sole. Non mancano però i riferimenti più tradizionali, quelli alla romanità e ai classici della musica. Non a caso Tiziano si è più volte definito grande fan di Franco Califano sin da bambino.

Veniamo alle ultime tracce del disco. Con San Francesco si tocca il picco nostalgico di questo viaggio. Un malinconico fischio accompagna le rime di Gianni mentre ripensa a quanto la sua vita sia cambiata, da quando “stava in piazza” ad oggi, che si sta affermando come uno degli artisti di maggiore talento della nuova romantica scena rap romana. Un talento che riversa tutto in “Gianni Nazionale”, in cui mette da parte l’umiltà portata avanti finora e mostra una genuina presunzione che ci dice molto della personalità di Gianni Bismark, partito dal basso e pronto a conquistare una nazione intera.

È arrivato quindi il momento di chiudere lo scatolone e di riporlo una volta per tutte in soffitta. Prima di abbandonarlo alla polvere però lo si guarda un’ultima volta e si nota che una strana aureola aleggia sopra di esso, intento a proteggerlo dal passare del tempo che cercherà di logorarlo. La colonna sonora perfetta per questo momento solenne è “Fateme Santo”, ultimo brano che mette il punto all’ottimo lavoro di Gianni Bismark che con un occhio al passato e la piena consapevolezza del presente si prepara ad un grande avvenire.

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