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Marco Giudici lo conoscevamo soprattutto per le collaborazioni a fianco di numerosi artisti, tra cui Any Other (Adele). In questo aprile è uscito, tuttavia, il suo primo album da solista: Stupide cose di enorme importanza è il titolo, che subito mi ha ricondotto a quei tanti concetti semplici a cui solitamente prestiamo poca attenzione e che, invece, rivestono un ruolo prezioso nella nostra vita. Il progetto mi interessava e ho deciso di rivolgere a Marco qualche domanda per analizzarlo più nel dettaglio.

“Puoi accompagnarmi dove sono cresciuto”. Che ricordo hai del tuo percorso di crescita e maturità? Quando spazio la musica occupa in queste?

Ho capito tante cose grazie al fare musica, ma è comunque un mezzo, se non ci fosse stata la musica mi sarei aiutato con qualcos’altro. Mi viene in mente che sentirsi accettati e quindi accettarsi è qualcosa che l’ascoltare musica mi ha aiutato a mettere in atto. Però credo che le esperienze più significative in termini di crescita siano legate al tempo passato in studio, lavorando spesso come produttore, ma anche come fonico o musicista. Quando si è in studio a fare un disco, credo che le dinamiche emotive siano spesso amplificate rispetto alla norma, in primis per chi è al centro della narrazione musicale, ma anche chi partecipa ai margini spesso empatizza in modo intenso. È un contesto delicato e sicuramente soggettivo, c’è bisogno di lasciarsi andare senza prevaricare sulle altre persone coinvolte, sia che stiano loro lavorando alla tua musica, sia tu alla loro. Se c’è la giusta atmosfera spesso non c’è neanche bisogno di pensarci, perché succede tutto in modo naturale, però capita che ci sia da lavorare ad un equilibrio, quindi su se stessi. Personalmente lo stare in studio mi lascia sempre molto addosso, anche quando non è un’esperienza unicamente positiva.

“A volte io mi sento solo” è il titolo della quarta traccia del tuo album d’esordio, fatta di rumori e suoni che, secondo me, creano proprio l’idea del fastidio della solitudine. Come sei solito riparare alla paura di essere solo? Quali sono i suoni a cui presti più attenzione in questi momenti?

La solitudine non è una condizione necessariamente negativa, spesso il solo pensiero della solitudine spaventa, anche perché è stigmatizzato dalla societá. Quando riesco ad essere partecipe in modo intimo della solitudine devo dire che non mi dispiace starci, spesso non ascolto neanche musica perché mi piace il silenzio.

In “Stupide cose di enorme importanza”, traccia che dà il nome all’intero album, parli anche di viaggi: “e non ho più paura dei viaggi / se un aeroporto vuoto è un amico stanco”. Cosa significa per te viaggiare e, soprattutto, quale valore assumeranno i viaggi dopo questo periodo particolare in cui siamo, inevitabilmente, costretti a rimanere in casa?

È una parte fondamentale della mia vita, negli ultimi cinque anni, fatta eccezione per qualche pausa, sono sempre stato in tour, quindi il viaggiare è stato integrato nel mio equilibrio. In qualche modo era una dimensione in cui metabolizzavo quello che succedeva quando ero fermo, mi alleggeriva molto la testa. Adesso ovviamente mi manca, ma non scalpito, sono in pace con lo stare fermo.

Fare musica significa anche porsi domande e dare risposte rispetto a ciò che ci succede intorno. Quali sono i quesiti che ti vengono in mente e quali le risposte, rispetto alla società in cui ci troviamo?

Nel primo periodo mi facevo un sacco di domande, cercavo di immaginarmi potenziali conseguenze e reazioni, ma non trovavo molto senso nel ragionare in quel modo. Onestamente ho smesso di cerebrarizzare questo momento, ci sono dentro, cerco di essere presente e partecipe alla realtà e di non alienarmi, ma non voglio forzare dei ragionamenti quando non vengono spontanei.

Dal 2015 collabori con Adele (Any Other). In cosa vi ritrovate maggiormente, quali definiresti essere i punti di forza della vostra collaborazione?

Siamo molto diversi, entrambi stiamo sviluppando identità distinte ed indipendenti, spesso siamo d’accordo su gran parte delle cose, ma magari arriviamo alla conclusione da percorsi differenti. C’è molta apertura, rispetto e fiducia reciproci.

Come organizzerai o stai organizzando la promozione dell’album, anche considerando i tempi difficile che l’industria musicale sta attraversando?

So che ho molta voglia di suonarlo e di farlo con altre persone, quando si potrà sarà il mio primo pensiero. Devo ammettere che sono un po’ a disagio con il concetto di promozione in generale, a maggior ragione in una situazione del genere. La cosa importante per me è offrire della musica da ascoltare, perché per me personalmente è importante averne in questo momento. Poi ho la fortuna che questa non sia l’unica mia fonte di sostentamento, ma anche la sfortuna che le altre mie fonti di sostentamento dipendano dalla musica, che è un settore la cui salute è indubbiamente minata, quindi i pensieri che ho dentro ora non riguardano strettamente il mio giardino.

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