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La Municipàl è il duo salentino composto dai fratelli Carmine ed Isabella Tundo che si sta affermando con notevole spicco nell’ambito della scena musicale indipendente italiana. Se consideriamo l’album “B-Side” come secondo progetto che segue quello principale de “Le nostre guerre perdute”, la Municipàl ha da poco lanciato il suo terzo lavoro, “Bellissimi difetti”. L’album è stato, in realtà, annunciato da un lungo percorso caratterizzato dal lancio di ben cinque singoli anticipatori tra la primavera-estate 2018 e lo scorso inverno.

Con Italian Polaroid viene dipinta l’immagine decadente di due giovani, Giulio e Ludovica, costretti ad affrontare la loro realtà quotidiana tra il dramma di corrieri, videogiochi e sociopatia. Un nemico, quest’ultimo, che costringe Giulio a rifugiarsi in sé stesso, tra le pareti della sua umida casa, ma lontano dal mondo che c’è fuori. Con Punk Ipa, invece, il nome di una birra diventa il pretesto per una canzone fatta di ricordi e buoni sapori. Anche in questo caso si può parlare di decadenza sociale e di fallimento nei rapporti con gli altri e con sé stessi, i quali procedono di pari passo con una intensa richiesta di aiuto e conforto:

e mentre sulle scale spero che ti stia spogliando
apro la porta e sento che tu invece stai piangendo
e non mi importa se non rimarremo svegli a lungo
avevo solo voglia di dormire un po’ al tuo fianco.

Ne I Mondiali del 18, il tema del fallimento emerge di nuovo, rappresentato in modo del tutto originale dall’incapacità della nazionale italiana di calcio di qualificarsi alle selezioni per i campionati mondiali del 2018. Così, il tema calcistico, arricchito della nostalgia per la partita di Italia-Francia del 2006 e per le corse di Grosso, diventa l’immagine riflessa di chi si guarda allo specchio senza più riconoscersi. Allora viene invocato il potere curativo del Mercurio Cromo, unica soluzione in grado di alleviare ogni male, curare ogni cicatrice ed eliminare ogni forma di stress. Infine, con un bellissimo gioco di parole, Finirà tutto quanto è stato il singolo rilasciato per ultimo come scommessa, però, per l’inizio del nuovo album, “Bellissimi difetti”.

Il nuovo progetto trova la sua essenza nella traccia de “I tuoi bellissimi difetti” che, oltre a rappresentare una importante citazione del titolo dell’album, ne rappresenta un po’ la dichiarazione poetica. In questo brano, infatti, La Municipàl spiega la sua concezione dei difetti, fisici e morali. Nel parlare di questi ultimi, mi piace pensarli un po’ attraverso l’immagine del Kintsugi, l’arte giapponese di riempire con una pasta dorata le crepe e le cicatrici presenti tra i frammenti dei vasi rotti. In questo modo, il difetto viene valorizzato. Il duo salentino, attraverso questo progetto musicale, cerca di fare lo stesso. È così che il difetto diventa non il pretesto, ma la ragione, per un viaggio interiore, mentale e spirituale; diventa ragione di protezione:

e le tue smagliature le userò come trincee
per fuggire dai nazisti e un po’ da me.

Ne Il funerale di Ivan, si delinea quel collegamento con il tema politico che tanto aveva caratterizzato “Le nostre guerre perdute” e che, ritroviamo, ad esempio, in 30 febbraio. Le lacrime, in questo caso, diventano quel difetto simbolo del dolore di un’intera città depressa che piange la morte del suo concittadino, mentre sua madre, come una prefica, urla e invoca giustizia e verità.

La sua preghiera è come l’omaggio fatto a David Bowie in Major Tom, invocato dal Duca Bianco nell’intramontabile Space Oddity. Infine, ne Le Vele, ritorna l’immagine di un luogo fisico che diventa, allo stesso tempo, luogo dell’anima, come in “Le nostre guerre perdute” succedeva con Lecce, Ferrara o Milano. In questo caso, viene descritto un luogo dove il rapporto fisico è una parentesi di conforto in un lungo brano fatto di dolore.

“Bellissimi difetti” si compone, poi, di altri brani quali: Scogliere, originariamente presente nel progetto solista di Carmine Tundo delle “Nocturnae Larvae”; Noi due sulla luna e Vecchie Dogane.

Ciò che possiamo notare da questo terzo progetto de La Municipàl è sicuramente l’originalità e la diversità musicale e tematica affrontate. Ancora una volta, inoltre, la voce di Isabella si impone come strumento di valorizzazione di quella di suo fratello. È come se, quindi, i brani stessi non avessero un genere maschile o femminile, ma descrivessero magistralmente delle realtà che si confermano, ancora una volta, universali. “Bellissimi difetti” è un cerotto da porre sopra ogni ferita, grande o piccola che sia. Conferma come la musica sia quel Mercurio Cromo in grado di risanare ogni strappo dell’anima.

E resteremo al buio
a succhiarci il sale
e raccontarci come fai a non sentire mai dolore.
E resteremo al buio
a toccarci piano
mentre al resto del mondo diremo
che in fondo non ci conosciamo.

Monica

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