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Faccio un cinema è il terzo lavoro discografico di Marco Ulcigrai e Thomas Paganini, in arte Il Triangolo, e noi di Staradio abbiamo pensato di conoscerli meglio facendo loro una domanda per ogni brano.

Si inizia con “Nella testa”, fuori poco tempo prima della fine del 2019, che ha anticipato l’uscita dell’album. Innanzitutto, cosa avete avuto in testa tutti questi anni? Ne è passato di tempo dall’ultimo album, cosa avete fatto? Quali temporali, nella vostra testa ma anche fuori, avete affrontato?

Abbiamo avuto per la testa tante cose personali, tipo cambiare casa o fare un figlio. In ambito musicale invece io (Marco) ho avuto la possibilità di fare dei tour con band più importanti (Ministri, Luci della centrale elettrica). Nel frattempo però abbiamo sempre continuato a scrivere e dopo 5 anni ci siamo ritrovati con un bel gruzzoletto di canzoni in mano.

Il secondo brano è quello che dà il nome all’album, “Faccio un cinema”. Come dite nella canzone, siete arrabbiati con ‘’quella pubblicità’’ che tutto dice tranne che la verità, e in generale, con tutti i messaggi che la moda, la televisione, le vetrine dei negozi, i giornali cercano di trasmettere ogni giorno… come si rompe questo schermo? Semplicemente spegnendolo. È molto bello questo messaggio che emerge dal testo. Ma c’è anche del positivo, non si può negare che la televisione e il cinema ci hanno dato tanto, ve la immaginate una vita senza i vostri film preferiti? E qui la domanda è d’obbligo: qual è il vostro film preferito? E la vostra serie tv preferita?

Marco: Il mio rapporto con la TV è un po’ di odio e amore, mi piace guardarla, ma allo stesso tempo mi rendo conto che è tutto tempo sprecato e quindi questa canzone è anche un po’ un monito per me stesso. Per quanto riguarda il cinema invece il discorso è un altro, il cinema – quello giusto – è poesia.

Uno dei film che più ho apprezzato nell’ultimo periodo è “Call me by your name” di Guadagnino. Serie TV invece ti cito “New Pope”, anche questa vista negli ultimi giorni.

Thomas: Amo questo pezzo perché c’è un riferimento a “Ma è un canto brasileiro”, una delle mie canzoni preferite di Battisti, che attacca direttamente la pubblicità e il consumismo. Dopo cinquant’anni è più attuale che mai.
Non saprei scegliere un film preferito in assoluto, però uno molto bello che ho visto recentemente è “Moonlight”. Per quanto riguarda le serie, ultimamente mi è piaciuta “Dark”.

“Volevo un vizio”. Lasciando per un momento da parte i vostri di vizi, parliamo di musica: quali vizi ha secondo voi la musica di oggi? E quali pregi?

Marco: Se parliamo di musica italiana, oggi il vizio peggiore è il suo essere troppo derivativa: se qualcosa funziona bene, tutti si mettono ad imitarlo. Il pregio è che si sta imparando anche in Italia a fare mercato con la musica.

Thomas: Ha il vizio di non dare davvero a tutti le stesse possibilità, ha il pregio di farti credere il contrario.

Testo molto malinconico quello de “Il giorno sbagliato”. Si parla ancora di musica. Alla frase “era da un po’ che non piangevo mentre scrivevo le canzoni’’ mi sono chiesta se mai la musica vi abbia fatto soffrire e perché.

Nel nostro caso la musica ci fa soffrire nel momento preciso in cui ascoltiamo un testo o una melodia particolarmente triste o malinconica, ma si tratta di un “bel soffrire”, che spesso ricerchiamo. Nel senso che preferiamo di gran lunga le canzoni tristi a quelle allegre, perché sono in grado di muovere emozioni più profonde.

Musica bella carica quella di “Messico”, che far venire voglia di estate. A proposito, avevate in mente un tour estivo?

“Messico” è la quota texmex del disco. Avevamo in programma un tour estivo sì! Però adesso chissà cosa succederà?

“Siamo diversi”. In cosa Marco e Thomas si assomigliano e in cosa differiscono?

Siamo praticamente cresciuti assieme, quindi per tante cose ci assomigliamo molto. Per altre, invece, siamo all’opposto. Forse è quella la nostra forza: siamo complementari.

In “Appunti” si ripete una frase, che è ‘’non dimenticare mai’’: qual è il vostro modo per non dimenticare? Scrivere? Collezionare foto? Tenere vecchi biglietti del treno in mezzo ai libri?

Marco: mi piace scrivere tutto su un blocco di carta di altissima qualità che ho comprato anni fa a Monaco.

Thomas: Non ho un rito preciso per i ricordi. Semplicemente alcuni momenti si legano indissolubilmente a qualche piccola cosa: una foto, un oggetto, un disco, un luogo.

“Ivan”. Ma chi è Ivan?

Ivan è un nostro caro amico, troppo strano per vivere e troppo raro per morire.

Nell’ultima canzone, “Il cielo”, raccontate il primo incontro tra due giovani. Ma per quanto riguarda voi due, ve lo ricordate il vostro primo incontro?

Il primo vero incontro probabilmente è stato nei corridoi di un liceo, durante l’intervallo.

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