Già dalle sei di pomeriggio fuori dal Mamamia c’era una lunghissima fila di ragazzine che volevano sentire da vicino le strofe brevi, nostalgiche e tristissime di Flavio Pardini.
Come si fa a parlare di Gazzelle senza cadere nella retorica dei suoi testi tristi? Cosa chiedergli quando, sentendo le sue canzoni, ci sembra di sapere tutto?
Da “non mi ricordi più il mare” a “stavi male pure prima, pure prima dell’estate”.
L’esordio con Superbattito è stato spaziale e velocissimo, segue Punk dove Flavio rincara la dose con le sue canzoni zuccherose (“te lo ricordi lo zucchero filato?”), semplici, dirette. Forse troppo semplici. Forse troppo chiare, arrivano proprio a tutti, anche in testa al ragazzino con la t-shirt di Pippo Sowlo all’ingresso. Canzoni davvero pronte all’uso per la fine delle storie d’amore di tutti noi.
Pensavo fosse amore e invece erano guai.
Sguardi critici e disgusto quando si dice che si ascoltano volentieri le canzoni di Gazzelle. In effetti non hanno nulla della sacralità musicale e poetica di molta della musica nostrana. Le musiche accattivanti girano attorno a poche note, i testi non sono mai memorabili. Ma sabato mi è stato chiarissimo perché piace così tanto, ho capito perché tutti urlavano a squarciagola “che se fuori piove io dentro nevico”: le canzoni di Gazzelle fanno quell’effetto di quando ti innamori e sei un’adolescente in quinto superiore. Torni bambino, non capisci più niente, sei solo innamorato pazzo di qualcuno che è capitato lì per caso e che pensi starà con te per sempre ma tra una città e un’altra la storia finisce. A te non sembra possibile che ti innamorerai mai più di qualcun altro. Ma non succede la stessa cosa anche a trent’anni? Assolutamente si.
Flavio ha scoperto come toccare quell’esatto momento, che si ripete per sempre, di quando siamo felicissimi e disperatissimi insieme. Quel momento che si insinua in noi e ci resta. Ecco perché ci piace, non è semplice, è primigenio.Bisogna però fare lo sforzo di ascoltarlo per capire.
Piangi sul cuscino tutte quante le mie lacrime.
Tutti vorremmo smettere di svegliarci accanto a una sconosciuta “che non sei tu”, tutti abbiamo sempre voglia di drink e di venerdì, vorremmo poter alleggerirci la vita e dire sayonara, vorremmo dire a tutti che non ne sanno niente di quella tipa con gli occhi blu, di noi. Tutti siamo stati male anche da soli e non ci trovavamo più, tutti abbiamo “rovinato qualunque cosa negli ultimi sette mesi” e stiamo “ancora collaudando un piano per non starti accanto mentre la vita mi scombussola ogni punto fermo, ogni punto saldo”.
Gazzelle diventa il guilty pleasure di ognuno di noi, ci capisce e ci racconta per quello che siamo: delle persone sole, a tratti egoiste, che mentre conducono delle vite piuttosto banali si innamorano e si lasciano.
Poi lo abbiamo intervistato e forse, come dice anche lui, non servono tante dietrologie, quelle canzoni parlano solo delle immagini che accompagnano la sua vita e più semplicemente siamo tutti banalmente felici e infelici allo stesso modo.
”“Il punk è arte. Punk per me significa libertà. Il punk è libertà. L’espressione e il diritto di esprimersi è vitale. Tutti possono essere artistici.”
Kurt Cobain
A questo punto consigliaci un film…
Intro: Elisa Ics
Domande, ragionamenti vari e sangue freddo: Claudia e Monica
Foto: Daniele Fosco e Andrea Petinari



