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Franek Windy è una delle cose più grezze, curiose, strane e affascinanti che si possono trovare da un paio d’anni a questa parte nel panorama musicale italiano. Il primo disco uscito come Franek Windy si chiama Da qui esce un suono bellissimo, è stato pubblicato nel 2018 da Collettivo HMCF (un gruppo di persone che fa cose, tendenzialmente a Bologna ma non solo) ed oltre ad avere un titolo molto paraculo, se non vi piace il bel canto è anche un lavoro molto gradevole. Dal vivo poi, è uno spettacolo eccezionale. Il 5 maggio 2020 è uscito un suo nuovo brano che chiameremo rocknroll.

Abbiamo chiesto a Franek Windy di raccontarci qualcosa e lui ha scelto bene, in pieno approccio emocore, di farci prendere malissimo raccontandoci quattro episodi legati a band con le quali ha diviso il palco, in un momento storico in cui non sappiamo per quanto tempo saremo senza la possibilità di vedere musica dal vivo – o di vederla per come eravamo abituati a farlo. Per fortuna Franek Windy è anche molto bravo a raccontare delle cose, quindi gli siamo molto grati di averci detto quanto segue.

Buona lettura.

Franek Windy: 4 band con cui ho condiviso il palco.

1) La sauna, i Leatherette, il Maestro Mannaggia

Cosa dovevo fare? Un mio amico di Roma voleva fare un salto a Bologna e mi sembrava normale organizzare un concerto AL CHIUSO A FINE GIUGNO, si sarebbe potuto ripagare il treno in questo modo… se questo non è DIY! Ancora non capisco perchè qualcuno venne a sentirci suonare e perchè rispetto alla situazione tragica ci fosse così tanta gente: l’evento, qualche ora prima dell’inizio, era stato rinominato ‘allerta meteo’ e in chat giravano già i video di Studio Aperto sull’importanza di bere acqua nelle ore più calde della giornata.

Oltre a me, accompagnato dai The Violent Soffritto , si esibì anche Sarvago e i Leatherette, insieme al mio amico di Roma che faceva noise. Ecco, proprio i Leatherette furono gli MVP della serata e, sebbene non fosse la prima volta che li sentissi dal vivo, mi conquistarono definitivamente dopo quel concerto senza senso. Il loro sassofonista, ormai per tutti il Maestro Mannaggia, quella notte improvvisò qualche canzone con noi e divenne parte della nostra famiglia. Le cose andarono esattamente cosi:

io: E’ stato bello quando sei salito sul palco, vuoi suonare il sax con noi per sempre?’
MM: ‘Si grande!’
io: ‘Ok… Martedì ci sono le prove’
MM: ‘Ok ciao’

2) Per me gli Shizune con un pò di Saetia grazie.

Ho fatto parte dei Batièn dall’inizio alla fine della loro esistenza e sarà sempre una delle cose più belle a cui abbia mai prestato il cuore. Sto parlando di un gruppo screamo con cui ho sfogato qualsiasi tipo di emozione post adolescenziale e forse dove ho raggiunto il mio punto più alto a livello di testi (su bandcamp c’è tutto se vuoi). Il cerchio si chiuse definitivamente quando suonammo a Lonigo, più precisamente al Mamo Bar, assieme agli Shizune, un gruppo italiano super nella scena di oggi. Talmente super che fra i 30 stronzi nei 5 mq di locale c’era anche il chitarrista dei Saetia, a mio avviso IL GRUPPO che ha definito quel genere a NYC negli anni 90. Per chi non conoscesse, è come se Bruce Springsteen andasse a Campovolo per vedere Ligabue.

E’ stato bello parlare di una scena che mi ha sempre ispirato con una delle persone che l’ha vista nascere dalle proprie canzoni. Se volete altre storie di me vs Shizune potete scrivermi, una volta per esempio il cantante si è rotto l’alluce per colpa mia.

3) HEADWAR, introvabili.

Conca del disagio numero 5 in Ekidna, 2014, suonavo con uno dei miei primi gruppi dal nome lunghissimo ovvero ‘Call me home, Castaway’ assieme ad altre 7 o 8 band (Stormo, Cronauta etc). Tutto bene, ero nel periodo in cui mi piaceva cadere per terra suonando la chitarra ed ero felice, anche se da fuori ripensandoci ora sembravo più un Vileda che pulisce il pavimento. Verso la fine ha suonato un gruppo che si chiamava HEADWAR e penso rimarrà per sempre una delle performance più disturbanti a cui abbia mai assistito.

In poche parole li definirei così: ‘francesi pazzi che facevano una specie di noise-no wave-non lo so, sembravano usciti a metà fra Mutonia e Skins per come erano vestiti, bassi con una corda e piatti attaccati alle chitarre, ritmo cosaaa?’. Fantastici, non ho mai saputo nient’altro di loro, per quanto mi riguarda potrebbero essere in tour su Namec o abitare in una baita con Lydia Lunch.

4) Quanto volete per smettere?

Convinto da un grande spirito di generosità un nostro amico decide di inserirci in una serata nella quale lui era stato chiamato a fare selecta di vinili roots. Noi ci presentiamo come gruppo reggae ovviamente, ma in realtà eravamo solamente i Muito Brigante, ragazzi semplici di provincia con l’unico scopo di dare fastidio. Gli highligts della serata sono: 1) una canzone improvvisata sul voler fare l’amore con la propria cugina 2) una donna di origini russe che si propose di pagare una qualsiasi cifra purchè finissimo di suonare 3) il proprietario del locale che si chiude in bagno dopo aver urlato ‘MI AVEVATE DETTO CHE SUONATE REGGAE! MI AVETE MESSO L’ANSIA’ 4) una probabile escort che balla in maniera inequivocabile a tempo di un ritmo in levare (mentre la russa ci supplica di finire il concerto).

Un’altra volta sempre con i Muito suonammo in una specie di festival in provincia di Parma e per qualche strano motivo eravamo il gruppo finale in scaletta. Peccato che c’erano stati dei limiti di decibel per tutta la serata e prima di noi suonarono gli Hate e Merda: siamo riusciti a fare solo una canzone prima dell’arrivo dei carabinieri che assistirono ad un nostro tuffo sulla batteria per protesta. Un’altra volta… (scrivimi in dm)

Franek Windy su Instagram è @franekwindy

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