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La band beneventana del team Garrincha Dischi dice la sua riguardo all’astinenza di musica live che purtroppo stiamo vivendo, nella speranza di tornare più carichi di prima a calcare i palchi di tutta Italia riproponendo i singoli di “Origami”, il loro ultimo e convincente album. Ci assicurano inoltre che non mancherà qualche sorpresa nelle loro scalette.

Per concludere un piccolo tributo a Mirko Zagor de I Camillas, recentemente scomparso e ricordato così da I Botanici. Buona lettura…

 

Qualche giorno fa avete pubblicato sui vostri profili social la versione homemade di “Sfortuna”, sicuramente meno screammata, ma molto bella lo stesso. Il testo, che si sposa alla perfezione con il momento attuale, fa riferimento a qualcosa che dia una ragione per non pensare all’inutilità dei giorni, la musica è stato tutto ciò per voi durante la quarantena? 

Ciao ragazzi! Siamo contenti vi sia piaciuta Sfortuna. Abbiamo provato anche noi a reagire a questa situazione di stallo musicale. Non c’è stata solo la musica, però, in questo periodo anche se è stata una compagna molto presente. Forse come un po’ tutti, ci siamo dati alla lettura, a film e serie tv, un po’ di studio, allenamento ed anche la scrittura di qualche nuovo provino. 

Com’è stare senza poter fare musica dal vivo? Cosa vi manca più in assoluto?

Beh, per noi fare concerti, stare su un palco ma anche sotto è quasi quotidianità, è un pezzo di vita che al momento è sospeso e non si sa per quanto. Per noi è passione ed anche un lavoro così come per le persone che lavorano con noi, per le quali è un lavoro a tutti gli effetti, con cui pagano affitti, tasse, bollette. È un periodaccio. Soprattutto ci manca il contatto con le persone, le chiacchiere spensierate post concerto, lo staccarsi dalla vita “normale” ed entrare in un mondo di socialità.

Concerti online a distanza, se ne sta parlando (es. primo maggio). Per voi che potreste essere riassunti da quello che è un po’ il vostro motto “quando suonano fanno poche chiacchiere e molto rumore”, possono essere paragonabili ai concerti dal vivo? 

Purtroppo, o per fortuna, i due tipi di esibizioni non hanno nulla in comune. Non intendiamo la musica come un momento di intrattenimento passivo, come lo è ad esempio guardare una serie tv. A noi piace che durante un nostro concerto ci sia il contatto con il pubblico, guardarsi in faccia, urlarsi addosso e cantare insieme. Sicuramente, in questa situazione di emergenza, l’unico modo che le band hanno a disposizione per mantenere un certo tipo di feeling con il pubblico, ma anche per cercare di continuare a promuoversi, è quello dei concerti in streaming. Non ci sentiamo di condannare queste modalità, anzi, abbiamo spesso partecipato anche noi ad iniziative del genere. Ci siamo però resi conto che è una modalità che poco ci appartiene. Su tutto perché siamo una band e la musica che vogliamo proporre non è sempre e solo un “chitarra e voce”.

«Con Origami vi raccontiamo esattamente come abbiamo deciso di ricominciare dal capitolo zero», scrivete così sulla vostra pagina ufficiale. Voi siete ripartiti con una nuova formazione e una nuova idea di musica e di narrazione. Una domanda che si stanno chiedendo in molti, come si riesce appunto a ripartire da zero?

A fondamento del progetto “I Botanici” c’è una grande amicizia. A questa aggiungi la voglia di tornare presto a calcare i palchi, e la fiducia della nostra squadra (Garrincha Dischi e i nostri produttori). Siamo, quindi, si partiti da zero per alcuni punti di vista, ma per altri c’erano già dei punti solidi. Quindi ci siamo chiusi in studio, abbiamo lavorato ai provini, abbiamo cambiato qualche ruolo all’interno della formazione, e abbiamo voluto un altro nostro grande amico al basso. Il resto è venuto da sé.

Sempre parlando delle novità che “Origami” ha portato rispetto al vostro primo album “Solstizio”, vi chiedo se è proprio il riuscire a rinnovarsi e a sperimentare qualcosa di diverso che permette ad un artista di poter esprimere nuove idee e dare quindi seguito alla propria carriera.  

Sicuramente noi la pensiamo così! La musica è infinita (o quasi). C’è tantissimo da esplorare e da sperimentare, ed I Botanici hanno intenzione di farlo. Il nostro è un processo di ricerca di un sound unico, caratterizzante. Questo processo sarà in continua evoluzione. 

In “Origami” ho potuto notare che ogni traccia sembra affrontare una propria tematica e seguire una propria storia ma allo stesso tempo si inserisce in un percorso ben delineato, favorito dall’ordine della tracklist (es SCALATA -LANTERNA). È questa la vera forza di “Origami”?  

Origami potrebbe essere considerato come un “concept album involontario”. Mi spiego: nel nostro disco sono racchiuse le nostre esperienze personali, presentate con lo stile di narrazione caratteristico di chi ha scritto il testo del brano. Non siamo partiti con l’idea di creare qualcosa di concettuale, ma alla fine del processo di scrittura ci siamo resi conto di averlo fatto involontariamente. L’ordine della tracklist e l’artwork sono stati studiati appositamente per mettere in risalto questo aspetto. Ci fa molto piacere che lo abbiate notato!

 A proposito di “Lanterna” (la traccia che mi ha colpito di più), un brano che parla della rinascita dopo aver affrontato una lunga scalata. Avrà un significato particolare suonarla di nuovo dal vivo? 

Che dire, Lanterna è l’unico brano del disco che non abbiamo proposto live, fino ad ora. Sicuramente sarà da includere nella setlist dei nostri live: dopo questo periodo di reclusione credo che una degna “rinascita” sia proprio quello che tutti noi ci aspettiamo. Suonarla insieme sarà bellissimo.

Qualche anticipazione. Programmi per il futuro, nuove uscite in agenda.  

Dato il periodo, tutti i piani sono un po’ slittati, avevamo in programma l’uscita di qualcosa di nuovo (restiamo vaghi) che speriamo di poter far uscire presto, ma non sappiamo ancora quando. Come detto prima, stiamo anche scrivendo nuovo materiale e speriamo anche di poter tornare a suonare, magari già dal prossimo autunno.

Di recente la vostra etichetta Garrincha Dischi, così come il panorama musicale indipendente italiano ha perso un suo grande esponente: Mirko Zagor dei Camillas. Avete qualche ricordo o aneddoto in particolare legato a lui? 

Abbiamo conosciuto Mirko e i Camillas probabilmente al primo Garrincha Loves (il festival dell’etichetta) a cui abbiamo partecipato, nel 2017. Una due giorni consecutivi ad Alessandria e a Marghera. Era anche la prima volta che li vedevamo dal vivo, anche se conoscevamo già i loro lavori in studio, vuoi perché compagni di etichetta, vuoi perché i Camillas erano già ben conosciuti nel panorama musicale dell’epoca.

Personalmente (Gas) i miei ricordi più belli di Mirko risalgono proprio a quella due giorni. I ragazzi sul palco erano dei rulli compressori, si divertivano e lasciavano divertire, suonavano, cantavano, facevano gag e per me quella tipologia di live era una cosa nuova, mai vista prima, bellissima. A prescindere dall’amicizia nata, quando penso a Mirko mi torna in mente quando, dopo una notte di baldoria, a Marghera, sono tornato in albergo e ho incontrato tutta la band dei Camillas a fare colazione, e tra una battuta e l’altra mi sono unito a loro, prima di andare a riposare qualche ora.

Ciao Mirko, ci mancherai tanto. 

Staradio ringrazia I Botanici per questa intervista con l’augurio di potervi sentire presto fare molto rumore!

Grazie a voi, amici. è sempre un piacere fare due chiacchiere con voi. Ci riabbracceremo presto, ovunque ci sarà musica. 

Alessandro Vallese per Staradio
Illustrazione Ludovica Fantetti aka Tutti I Miei Disegni Inutili

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