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Faccia ciò che le pare. Eserciti il suo libero arbitrio. Verrebbe comunque sconfitto.
A causa del vicolo cieco della matematica del comportamento umano che non può essere fermato, annullato o deviato”.

I. Asimov – Ciclo delle fondazioni

La prima volta che ho sentito i Sxrrxwland ho letteralmente pensato allo schioccare della lingua sul palato quando hai la bocca piena di saliva.

Sono tristi, incompresi, lasciano intendere che hanno frequentato le scuole migliori con le loro citazioni colte. Non si definiscono trap, anzi non si definiscono proprio, si confondono e sono così spocchiosi e imprecisi da risultare perfetti in tutto quello che fanno. Figli di questo tempo hanno saputo fondere: cinismo, ironia e destrutturazione.

Sono talmente tante cose insieme che si definiscono “art collettive” ma sono bravi anche senza fashion story. Il fatto non è soltanto che loro vogliono essere di più, il fatto è che loro possono essere di più.

Non è un caso che io abbia scelto una citazione di Asimov per parlare di loro, pensate ad un biochimico che si mette a scrivere romanzi, di fantascienza certo, ma pur sempre romanzi.

Partono dal nulla con una canzone come “Pillole” e arrivano a “La Famiglia Tradizionale”. Hanno perfezionato le musiche, i testi, la produzione e in ultimo la fascinazione estetica dietro cui si nascondono e al tempo stesso si mostrano violentemente.

Hanno una contraddizione interna che mi ha fatto pensare a questa citazione di un giovane borghese del Novecento (indovinate voi quale):

“Basti dire che io, prima ancora che scriverne, desideravo vivere la tragedia. Tutto ciò che era delitto, contrasto sanguinoso e insanabile, passione spinta al grado estremo, violenza, mi attraeva profondamente. Ciò che si chiama vita normale non mi piaceva, mi annoiava e mi pareva privo di sapore”.

Dicevamo sono partiti un po’ debolmente per arrivare all’ultimo singolo in cui l’analisi spietata della società si scontra con tutto ciò che “si chiama vita normale”. Un’analisi lucida e cattivissima in cui, come sempre nei loro lavori: l’individuale tossico si mescola al collettivo malsano.

La loro è una parabola ascendente fatta di parole affascinanti, di solitudine, di bocche aperte, di psicofarmaci ed immaginari da cameretta. Hanno sonorità fluide eppure precise e riconoscibili. I testi sono colti, le urla sono puntuali.

Ti fanno venire voglia di iniziare l’ennesima relazione tossica di questa epoca, ti viene voglia di aprire la bocca oppure di non ascoltare più altro rumore che non sia la voce di Vipra.

Una voce che è piuttosto qualcosa di sensuale, invitante, una voce difficile e che assieme a quella di Tremila diventa ingestibile, come le musiche di -quel non definito- Osore. Sofisticate, mai banali battono sopra e sotto a testi schizofrenici eppure realisti, brandizzabili, fatti di persone che non ce la fanno ma se la caveranno sempre perché possono rubare a casa di genitori che stanno ai Tropici. Sono testi tesi, applicabili a tutti perché si aprono a frasi ad effetto che fanno il loro dovere. La voce di Vipra diventa pulitissima come le loro dichiarazioni: “siamo le nuove ragazze, non chiamateci rapper, per i complessi che c’hai te la dovresti prendere con le compagne che avevi alle medie, per i tuoi sogni da medio borghese. Vengono fuori più sociopatici dalle famiglie amorevoli che dalle coppie difficile”. Relatable, no?

Non è facile intuire tutti i riferimenti che stanno dentro alle parole di questi tre scappati di casa per bene. Hanno letto davvero Dostoevskij? A me pare proprio di si.

Impossibile restare indifferenti a tutta la loro estetica di depressione, videogiochi e vampiri che invece del sangue si nutrono di amore e quindi di psicofarmaci per sopravvivere. Quasi senza volerlo tutto quello che esce dal loro primo disco sembra guidato da un temperamento quasi moralista, tipico di quel moralismo che, pur senza mostrarlo direttamente, annota il proprio sguardo scettico e disincantato sulla società e sull’uomo.

Si parla di realtà sentimentali e sociali edulcorate dall’esperienza di chi fa parte di una classe sociale alta e qui passiamo al perché li odio, il mio è un odio di classe, a tratti ingiustificato.

Sono bravissimi ma non potranno mai togliersi quella spocchia da borghesi benestanti. Non possono togliersi quella sorta di atteggiamento da figli di medici o forse avvocati, che hanno preso sempre 30 all’università perché non poteva andare diversamente: pagavano 12mila euro/anno mentre i loro professori, un tempo artisti, si sentivano frustrati. Si vede che per loro è stato sempre tutto facile. È una colpa questa?

Dopo l’università, cambiano con la società, non la subiscono, avanzavano con la loro “scena” di amici che potevano permettersi di coltivare le loro velleità artistiche e qui ci tengo ad esplicitare che nessuno mai più dopo Contessa ha detto la verità nella musica italiana.

Hanno iniziato a spezzare quanti più cuori possibili, farseli spezzare senza ritegno e provare che forse quella cosa cattiva che avevano visto in quel manga non è poi così cattiva, anzi.

Li vedo un po’ impacciati che entrano allo IED, alla LUISS, che incontrano Osore e decidono che forse dovrebbero provare quella cazzata della musica. Solo che accade una cosa, che è quello che accade a tutti quelli che hanno fatto le scuole migliori con un minimo di intelligenza: sono maledettamente bravi. Questa cazzata della musica è perfetta. Hanno talento. Infatti escono con “Buona Maniere Per Giovani Predatori” titolo di un ep che riassume tutta una loro attrazione gravitazionale le cui parole chiave sono quelle che tutti noi abbiamo detto senza renderci conto di quanto siano vere: è vero che non vogliamo diventare grandi, è vero che siamo due infelici, che vorremmo morire ma non moriamo mai, è vero che piangiamo per Vipra, è vero che le nostre relazioni sono tutte un insieme di disgrazie e compresse dentro i gin tonic, è vero che pensiamo a come fargli del male, a come apparire su Facebook. In ultimo è verissimo che li odiamo troppo per amarne un’altra o un altro.

Se per te non è vero allora fai parte dei cattivi: non continuare a leggere.

Quello che ne viene fuori è pittura completa e veritiera della vita quotidiana di una generazione borghese ma anche non, di questi anni e loro, a mio parere, sono gli unici che attualmente sono riusciti a spiegarcela davvero bene.

Mi lascio un ultimo spazio per parlare di “Cassandra”: un singolo ossessivo-compulsivo firmato Sxrrxwland ma uscito con “Zero Sei” l’album di Frenetik&Orang3.

Per quanto mi riguarda è il singolo che potrebbe riassumere tutto: le lacrime, la pulizia, la schizofrenia, la cultura, la generazione.

Cassandra è il mito greco dell’impossibilità di comunicare: il dio Apollo, per riuscire a conquistarla, le donò la capacità di predire il futuro ma Cassandra rifiutò di amarlo: adirato, il dio le sputò sulle labbra e con questo gesto la condannò a restare per sempre inascoltata, non creduta da nessuno.

Vipra dice: “ho visto il futuro baby e tu non c’eri”, presupponendo la menzogna in questo primo verso e prima ancora nel titolo. Dentro c’è la viltà di chi cascherà sempre ma tanto: “non è una bugia se la dici per bene”. L’amore è sempre lo stesso errore: una profezia a cui non crede nessuno ma che poi si avvera.

I Sxrrxwland sono delle piccole divinità con un dolore, rapper di un epos tragico che ci mancava, figli di una superbia che probabilmente li farà a pezzi, ma saranno tutti i loro tentativi estenuanti di raccogliere quei pezzetti a farceli ricordare.

Elisa Ics Fosco

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