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“È una canzone sul senso di protezione”. Così scrive Matteo Mobrici, frontman dei Canova, definendo il loro nuovo singolo uscito lo scorso giovedì. Una frase semplice, concisa, che mi ha spinto a riascoltare più volte questo brano per ritrovarci le sue parole.
Si parla di una ragazza che sta soffrendo, ma non vuole darlo a vedere. Non ha più voglia di mostrarsi agli altri, vuole passare inosservata: non si trucca più da qualche giorno e indossa un cappuccio che possa nasconderla dal mondo che la circonda. Inizia a fumare l’erba per poter ridere e vivere e, proprio qui, scatta quel senso di protezione di cui parlavamo: protezione dalla volontà di sfuggire a questo mondo in cui non c’è niente da ridere o vivere, che va accettato, quindi, per ciò che offre.
Tutta la dolcezza, che deriva da questo senso di protezione, si esprime nel modo di descrivere la ragazza, che viene vista proprio come una bambina che beve ancora coca-cola, mangia patatine e indossa un nastro rosa, bellissima citazione che rimanda a Battisti, non a caso una delle principali fonti d’ispirazione per il gruppo.
Perché in fondo abbiamo tutti bisogno della protezione di qualcuno che custodisca i nostri libri, ascolti paziente le nostre chiacchiere in un messaggio vocale lungo qualche minuto, apprezzi i nostri vestiti, risponda alle nostre domande e ci aiuti a capire cosa vogliamo fare da grandi.
Perché forse grandi e forti non lo diventeremo mai.

Monica

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