Quando vai allo Strike Up di Tolentino, semplicemente ti senti a casa. La musica diventa rifugio e occasione di convivialità. Dietro il grande palco allestito per quest’anno, dietro gli stand di street food e buona birra, hanno lavorato tante facce, tanti volti amici che si impegnano durante tutto l’anno per organizzare al meglio questo festival che, per la quinta edizione, è diventato una meravigliosa promessa e un buon auspicio di inizio estate.

A scambiarsi gli strumenti sul palco, quest’anno, durante il primo di tre giorni di appuntamenti, i Brema, band folk-rock di Macerata, formata da Tobias Giacomazzi (chitarra e voce), Michele Grottesi (chitarra) e Giacomo Diamantini (batteria), autrice di “Maschere”, le stesse che la band è solita indossare durante le sue esibizioni live. Subito dopo, il turno di Lorenzo Kruger, frontman dei granitici Nobraino, il quale sta costruendo anche la sua fama di solista attraverso una serie di esibizioni che ricordano molto il teatro-canzone. È così che le sue interpretazioni piano-voce si sono alternate a divertenti monologhi che giocavano sul suono e sul significato delle parole. Infine, è stato il turno dei Meganoidi. Il gruppo genovese, composto da Davide di Muzio (voce), Luca Guercio (tromba e chitarra), Riccardo Armeni (basso), Andrea Torretta (chitarra) e Saverio Malaspina (batteria), ha festeggiato a Tolentino i suoi venti anni di carriera musicale a suon di “Supereroi contro la Municipale” e “Zeta Reticoli”, brani che li hanno resi forti e sicuri sul palco del Castello della Rancia. Era come se si sentissero a casa, circondati da un pubblico sempre attivo, variegato e sorpreso perfino da un addio al nubilato in corso.

Il secondo giorno, dopo aver scaldato, con successo, l’atmosfera a Tolentino, i Bruxa e i Cara Calma – i primi, rock band di Macerata, formata da Giorgio Baioni, Fabrizio Baioni, Stefano Giampieri e Gabriel Medina; i secondi, direttamente da Brescia, sono un gruppo formato da Riccardo Taffeli (voce e chitarra), Cesare Madrigali (chitarra), Fabiano Bolzoni (batteria) e Gianluca Molinari (basso) – hanno salutato il pubblico e lasciato posto ai Fast Animals and Slow Kids ‘’che-vengono-da-Perugia’’. Aimone, Alessandro, Jacopo e Alessio. Ci sono tutti, più carichi che mai, per il loro primo concerto del tour di “Animali Notturni”. Che dire, un onore che abbiano iniziato proprio dalle colline marchigiane. Esordiscono con Radio Radio, suonata la primissima volta esattamente un mese prima al concertone del Primo Maggio. Dalla radio al cinema è un attimo… e infatti parte la seconda traccia di “Animali Notturni”, Cinema, appunto (e se avete curiosità sui gusti cinematografici dei quattro ragazzi perugini andate a leggere l’intervista pubblicata qualche giorno fa). Dopo questi due pezzi ancora freschi, i FASK hanno fatto un passo indietro di cinque anni e sotto il cielo di Tolentino sono esplosi due grandissimi pezzi di Alaska. I veterani li conoscono bene e già alle note iniziali il pubblico si è scatenato. Lo aveva detto Aimone, ‘’Ragà, questa la conoscete!’’. Un brano toccante, quello di Calci in faccia, che ci sprona ad essere forti, a non avere (mai più) paura. Poi, anche se l’estate è ormai arrivata e ‘’non è più inverno per noi’’, i FASK hanno suonato Coperta. E a dirla tutta, di coperte non ne avremo più bisogno per un po’, ma di canzoni come questa sì, eccome. Su questo tutto il pubblico dello Strike Up sembra concordare. Non potrei maila sapevano tutti e Dritta al cuoreè stata davvero molto emozionante. Che ‘’una volta si può sbagliare’’ i FASK lo hanno urlato forte, fortissimo, per ricordarci che siamo umani e gli errori fanno parte del nostro percorso di crescita. Seguono Demoni, Annabelle, Animali notturnie Novecento, l’ultima dell’album, che i FASK reputano come la più speranzosa. A proposito di “Alaska”. Novecentoè un brindisi al futuro, bene, ma tutti ricorderanno che i FASK hanno parlato già anche di presente. La sera del festival ne hanno parlato ancora, ancora e ancora, sulle note di Come reagire al presente. E non è finita qui. I FASK ci hanno raccontato anche di felicità (e di non-felicità), di come questa parola sia difficile e allo stesso tempo facile. Sì, l’hanno fatta, finalmente: Forse non è la felicità, probabilmente una delle canzoni più famose del gruppo, probabilmente quella che tutti stavano aspettando. E non perché sia la più famosa, la più bella, assolutamente, ma perché è una di quelle canzoni che risponde alle domande di tutti: cos’è la felicità? come ci si arriva? dove la si trova? Nessuno ha una risposta definita, nessuno ha una risposta uguale a quella di qualcun altro, ma noi che eravamo sotto al palco possiamo rispondere che quei quattro ragazzi, che ormai non hanno più vent’anni, ma hanno ancora entusiasmo e grinta da vendere, ce ne hanno offerto un assaggio. Aveva esortato poco prima Aimone: ‘’Se sapete cosa urlare, urlatelo fino al cielo!’’, come anticipazione di quella che poi sarebbe stata L’urlo. Concerto finito, è sembrato durare un attimo. I FASK posano gli strumenti e si ritirano. Passa qualche, secondo, forse un minuto. Ma… aspettate, aspettate, queste note le conosciamo, certo che le conosciamo! Falso allarme, i FASK non se ne vanno mai senza salutare. Loro sono i Fast Animals And Slow Kids e vengono da Perugia e ci salutano come si deve, con A cosa ci serve, scritta nel 2012 quando non erano degli animali notturni che sapevano come muoversi buio, ma dei cuccioli che ancora dovevano crescere e trovare la loro strada. L’avranno trovata? Chissà, non si smette mai di crescere, e forse non è importante la meta, ma il percorso. Il loro percorso li ha condotti da Perugia fino a Tolentino per inaugurare il nuovo tour. Ed è normale che in un percorso ci si chieda se quella che si sta percorrendo è la strada giusta. A cosa (ci) serve? Aimone, a nome di tutti i membri del gruppo risponde, con genuinità e sincerità commoventi: ‘’Se scegli bene gli amici con cui andare in saletta, se scegli bene le persone con cui puoi suonare, ad un certo punto la musica può diventare la tua vita’’. Noi li vogliamo ringraziare, perché siamo tornati a casa con qualcosa in più. Ecco a cosa ci serve, a sentirci vivi.

 

Durante il terzo appuntamento, la bellissima location del Castello della Rancia ha accolto altri tre ospiti: gli Always Loving Jah Sound, band maceratese che vanta ben quindici anni di carriera; Junior G, giovanissimo rapper di Pollenza; Piotta, per il quale non servono parole: dal Supercafonea LaGrande Onda, colui che ha saputo distinguersi nella storia della musica italiana degli anni Novanta e Duemila.

 

di Monica e Giulia

pic Gianluca David

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *