Li vediamo soddisfatti, come persone che giungono in cima a una montagna e tirano un sospiro di sollievo ma non li vedi mai presuntuosi e neanche totalmente arrivati perché lo dichiarano nella chiacchierata e trapela anche dai testi: si sentono sempre in movimento e in attesa di un’altra metamorfosi. Anzi, di molte altre. Perché sono un’identità unica, i Leda, ma ogni componente viene da esperienze musicali e percorsi professionali differenti ma si sono incontrati nel modo più totalizzante, un po’ per caso. Hanno deciso di suonare insieme due anni fa e hanno partorito un album che é tutto e il contrario di tutto.

I suoni appaiono graffianti, la voce giunge all’orecchio dolce e delicata. Ogni canzone sembra un viaggio che esprime solitudine, sconfitta ma anche rivincite e vittorie. Si percepisce sempre dinamicità, trasformazione e un’innovazione captabile da ciò che dicono e dalla musica che accompagna e gestisce gli 11 pezzi.
Sono sempre sorridenti, Serena, Enrico, Fabrizio, Mirko, sono sempre sicuri, fermi nelle risposte. Ed é stato bello intervistarli così, in modo rilassato, seduti su un prato, con una musica in lontananza ma soprattutto sotto un salice piangente, un Salix Babylonica che, etimologicamente, ci riconduce al caos, alla confusione. Ecco, appunto. Rilassati ma sempre in tumulto.

 

 

In “Memorie dal Futuro” troviamo una serie di contrapposizioni nei titoli: “Ho continuato” e “Distanze”, oppure “Pulviscolo”, che è una cosa totalmente astratta, e il concreto con “Nuovi Simboli”; poi – e questa è la più bella – “Nembutal”, che è un farmaco per i suicidi, e “Tu esisti”. Un altro ossimoro, ancora più forte, è “Icaro” – sappiamo che rappresentò una persona che volò verso il sole – e “Solchi”: parliamo di aria, ma parliamo anche di terra subito dopo. Dopo “Solchi” c’è “Il sentiero”. Avevate fatto caso voi a tutto questo?

(Serena Abrami ed Enrico Vitali) Sinceramente no, quindi grazie perché da ora in poi lo diremo sempre. La scelta su come organizzare le tracce all’interno dell’album è stata fatta musicalmente; i titoli non c’entravano niente, è del tutto casuale.

Quindi, quanto è collegato il testo con la musica, se non avete fatto caso a questa cosa? È partito tutto dall’inconscio.

(Serena Abrami) Il testo con la canzone va in simbiosi, però nel rapporto con le altre canzoni c’è più un rapporto che noi vediamo come musicale. Cioè, musicalmente sono tutte canzoni scritte in quel periodo, che hanno racchiuso un po’ quello che volevamo dire in quel preciso momento. Però, in effetti, al collegamento con i titoli non ci avevamo fatto caso. Ci piacciono, tuttavia, le contraddizioni: il bianco con il nero…

Il grigio ti piace, ad esempio?

(Serena Abrami) Preferisco bianco e nero.

Le sfumature, però, fanno la differenza.

(Serena Abrami) Assolutamente, fanno la differenza.

“Morire e nascere di nuovo ad ogni cambiamento”. Per quale cambiamento della vostra vita siete contenti e scontenti di aver gettato via la vecchia pelle e il vecchio tempo?

(Serena Abrami) Guarda, per me è proprio questo. Non poteva esserci cambiamento migliore che far parte di questo progetto. Mi fa sentire pienamente realizzata nel senso che mi esprime nella mia totalità. Ho imparato un sacco di cose nuove proprio negli ultimi periodi, centrando ancora di più quello che mi piace, che mi sento io e che vorrei esprimere. Per me non poteva esserci cambiamento migliore che questo. Quindi, anche tutte le situazioni passate, che mi hanno fatto anche male, forse dovevano servire per avere questa sfida nuova. Che poi è anche una sfida, quindi in realtà tra un anno non saremo neanche le persone che siamo adesso. Quindi, poi sarebbe interessante riascoltarci tra un po’ di tempo per vedere come sono cambiate le cose. Però, finora la strada è quella che sento più coerente per me stessa, per quanto mi riguarda. Non so gli altri che dicono.

I cambiamenti avvengono in maniera repentina, solitamente, o ci si accorge sempre alla fine del cambiamento fatto? Esiste più una situazione in cui dici “voglio cambiare” o è il cambiamento che ti si prospetta davanti e nemmeno te ne accorgi?

(Enrico Vitali) Un po’ tutte e due, secondo me. Magari in passato uno cerca una situazione perché vive un presente che non è del tutto quello che s’aspettava dal punto di vista musicale, che poi non significa che quello che fai non ti piace. Però senti sempre qualcosa che manca. E quindi un po’ lo cerchi, questo cambiamento. Però poi arriva, come è stato per il nostro caso, fatto di una serie di coincidenze clamorose.

Che poi parliamo sia di cambiamenti di vita che di cambiamenti in un percorso musicale, che poi vanno di pari passo, alla fine.

(Enrico Vitali) Vanno di pari passo. Anzi, poi i cambiamenti di solito portano tanto materiale da poter scrivere.

La creatività nasce sì dal cambiamento ma soprattutto dalla tristezza, non credi?

(Enrico Vitali) Sì, soprattutto dalla tristezza. Nasce da come ci si sente.

Anche perché di solito queste coincidenze le senti di più quando sei triste.

(Enrico Vitali) Dipende da come ti predisponi tu nei confronti dell’universo. Se non ti metti mai in discussione e stai sempre rilassato sulla tua vita… invece no, la sfida è cambiare, incontrare quella persona che ti dà lo stimolo di cambiare anche musicalmente.

Questo lo traducete in musica.

(Enrico Vitali) Sì sì, viene tradotto in musica. Anche io avevo una band underground che faceva New Wave. Poi mi ha chiamato Serena a suonare ed è stata una grande sfida, perché mi proiettava su un altro ambiente e un altro modo di suonare. Poi hai le persone intorno che ti dicono: “Ma che vai a suonare questo?”. Il giudizio degli altri pesa ma… virgola. Perché poi alla fine non ce ne frega niente: quello che ti senti tu è fondamentale. Da musicista se non ti metti in discussione, poi finisci che diventi la fotocopia di te stesso musicalmente. Quindi, ecco, magari adesso “Memorie dal Futuro” è così, poi il prossimo sarà di elettronica, oppure acustico. Bisogna essere sempre onesti in ciò che ti senti dentro, senza limiti.

Senti, quindi, un progetto abbastanza aperto per i Leda.

(Enrico Vitali) Ma assolutamente! Non è che abbiamo deciso di fare un genere preciso e determinato, quando ci siamo trovati. Ci siamo messi a suonare insieme ed è stato tutto naturale, da sala prove: appunti, registrazioni durante le improvvisazioni… Poi sono nati, di getto, i brani che stanno nell’album.

Quindi come sei arrivato ai Leda? Prima che percorso hai fatto?

(Fabrizio Baioni) Prima suonavo anche io in un’altra band attiva nel panorama italiano. Si chiamava “Drunken Butterfly”. Poi, dopo lo scioglimento, ho avuto un anno di cambiamento.

E te ne rendevi conto? Io mi chiedo questo nelle persone, perché io me ne rendo conto sempre a posteriori, quando qualcosa è realmente cambiato.

(Enrico Vitali) Anche io me ne sono accorto dopo. Con loro ci siamo incontrati ad un concerto, al Reasonanz, e niente, ci siamo ricontattati circa due mesi dopo, adesso non ricordo bene. Era per un altro caso…

(Serena Abrami) Esatto, perché è successo che noi siamo andati al suo concerto e siamo rimasti presi benissimo da come lui suonava con il suo progetto. E poi occorrevano delle voci femminili per dei brani e qualche tempo dopo ho trovato il messaggio in cui cercava una voce femminile. Ho colto l’occasione al balzo per sapere se volesse far parte di questo progetto. Quindi è nato così, casualmente: una cosa trascina l’altra. Anche perché poi in un momento di cambiamento, quando qualcuno cerca e si guarda intorno a come si muovono le cose, cerca in automatico delle connessioni tra persone che hanno la stessa attitudine e che sono ancora divise, per poi collegarsi attraverso le situazioni.

(Enrico Vitali) L’universo si muove quando tu inizi a scuoterlo. Noi avevamo in mente il sound di batteria che volevamo. Quando abbiamo visto lui, abbiamo detto: “Cazzo, questo è il sound di cui parliamo!”.

(Fabrizio Baioni) Se non ti lasci travolgere dal cambiamento, non ci arrivi.

Quindi i Leda continueranno, vorranno fare un altro album…

(Enrico Vitali) Certo, cercheremo di spremere “Memorie dal Futuro” come un limone. Ma già abbiamo iniziato con del materiale nuovo, anche perché tra l’uscita e i live ci sono materiali nuovi. L’album è uscito in aprile, vicino all’estate.

Dove suonerete prossimamente?

(Enrico Vitali) Abbiamo una data a Montefano, ma non abbiamo ancora un grosso programma di live, perché appunto l’album è fresco fresco e deve nascere ancora tutta la struttura intorno ad esso, come il booking. Speriamo da settembre/ottobre di avere una struttura intorno a noi. Lì conta molto il lavoro delle persone che hai attorno, con cui lavori, che ti danno una mano. Speriamo di trovare un booking che ci piazzi un bel po’ di date.

Una frase che vorreste rappresentare in un’illustrazione, tratta da “Memorie dal Futuro”?

(Enrico Vitali) “Ricostruzione dopo una sconfitta / l’essenza della gloria”

(Fabrizio Baioni) Per me una frase tratta da “Il sentiero”, che è molto toccante. Ogni volta che la sento mi fa venire i brividi: “I morti nei fossi saranno radici del nostro futuro”

(Serena Abrami) “Ti senti sola come un cane abbandonato / su un’autostrada di gente”. Secondo me rende bene l’idea di solitudine che si può provare in certi momenti.

 

di Claudia, Monica, Elisa, Antonio

Foto di Marco Ippoliti

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