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Lucio Dalla e ogni anno che verrà

I primissimi giorni di gennaio hanno per me, da sempre, una colonna sonora: L’anno che verrà di Lucio Dalla, un masterpiece della musica cantautoriale italiana. Un brano d’altri tempi, eppure così meravigliosamente attuale, eterno nel suo significato.

Inizia con quel famoso Caro amico ti scrivo, ormai un mantra, tanto che spesso il titolo del brano viene confuso proprio con l’incipit. Già da subito ci immergiamo nell’atmosfera magica della lettera scritta ad un amico, non sappiamo quale: reale, immaginario, forse un diario segreto in cui proiettare sé stessi. È un amico molto lontano, a cui dobbiamo scrivere più forte per superare la distanza: le parole diventano, così, il rifugio della propria voce. A questo amico comunichiamo una grossa novità: un anno si è appena concluso, eppure non tutto è stato risolto, ma si trascina sofferente in quello successivo e crea un’atmosfera negativa, fatta di silenzio, solitudine e poca voglia di festeggiare.

Ma poi un annuncio alla televisione sembra d’improvviso richiamare ogni famiglia attorno ad essa: la promessa di un gioioso anno che, quasi apocalittico, porterà con sé novità miracolose. Ecco che festeggeremo tre volte il Natale, il cibo non mancherà e le luci illumineranno ogni casa e vicolo; ci sarà la libertà di fare l’amore ognuno come gli va, i preti potranno finalmente trovar moglie e i troppo furbi e i cretini di ogni età spariranno, senza creare troppo disturbo.

Ci si sveglia dal sogno. Era un’illusione, una favola che tocca inventarsi per poter riderci sopra, per continuare a sperare. La televisione dava solo l’idea di una fonte autoritaria che potesse rendere tutto questo più reale. Abbracciamo la disillusione degli anni che si susseguono e intrecciano come in una lunga catena. Non c’è nulla nella realtà che li possa distinguere, rendere speciali e diversi l’uno dall’altro. Questa monotonia, noiosa come l’infinito intrecciarsi di scarabocchi che, senza nemmeno accorgercene, disegniamo durante una telefonata, si risolve solo con la nostra presa di coscienza e un atteggiamento diverso con cui affrontarla:

l’anno che sta arrivando fra un anno passerà.
Io mi sto preparando,
È questa la novità.

Monica

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