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Puntata di giovedì 8 novembre 2018

Del duo salentino de La Municipàl ne abbiamo parlato tanto con recensioni e interviste che potete trovare qui sul nostro sito. Non abbiamo, pertanto, altro da aggiungere se non invitarvi a leggere la bellissima intervista che abbiamo fatto a Isabella Tundo, la quota rosa del duo.

 

Ciao Isabella, come stai?

Bene, sono ritornata in territorio, quindi si sta decisamente meglio!

Nell’ultima intervista che abbiamo fatto insieme eri a Roma, nel pieno del tuo percorso di studi…

Esatto, infatti mi ricordo che ero stressatissima nella videochiamata, avevo i libri accanto, perché stavo preparando il mio ultimo esame. Fortunatamente è andato molto bene, è passato un po’ di tempo e sono cambiate alcune cose, quindi riesco a dedicarmi di più anche alla musica, riesco a portare avanti le due cose un po’ più serenamente rispetto a prima. E infatti ho lasciato Roma e sono tornata a casa…

A casa dove? Diciamolo!

A Galatina, in provincia di Lecce! Siamo nel centro del Salento, tra i due mari.

Rispetto a questo concertone del primo maggio che vi siete fatti di recente, immagino sia stata una bella emozione…

Per me ovviamente, da romana acquisita, ancora di più, perché negli anni dell’università ci andavo sempre insieme ai miei amici sotto il palco. E l’anno scorso, dopo un anno, non avrei mai detto che sarei salita sopra quel palco! Infatti, avevo i miei amici a tifare in postazione fissa. Partecipare con un contest e gareggiare tra band molto forti, vincere… è andata alla grande! Sicuramente il palco del primo maggio rappresenta un’emozione che ti porterai dentro sempre.

Questo primo maggio è stato molto nostro, inteso come movimento musicale, e c’erano tanti amici su quel palco. Noi ci siamo un po’ emozionati a vedervi tutti lì! È cambiato qualcosa dopo questo primo maggio, anche nel rapporto con il pubblico?

Quello sì. Per il fatto anche di aver vinto il primo premio SIAE che ci va a finanziare date del tour, per avere un’interfaccia diretta con il pubblico, proprio perché ci spostiamo ancora di più per andare a suonare… È un pubblico molto più vasto, sono di più le persone che ci contattano di più sulle pagine, è un lancio. Abbiamo avuto anche la copertina e siamo sulla playlist di Indie Italia (nonostante fosse capitato anche in passato). Gli ascolti sono stati notevolmente maggiori. Per noi, aldilà dell’esperienza personale, il concertone del primo maggio è stata una vetrina molto molto importante.

Pesa di più per voi un quintale di delusioni o un quintale di belle soddisfazioni? C’è del malinconico in quello che scrivete e in quello che sentiamo: che valenza ha?

Io e Carmine abbiamo caratteri diversi, ma fondamentalmente siamo anche simili, nel senso che siamo entrambi due persone malinconiche. Le esperienze negative nel nostro vissuto sono state per noi fondamentali, perché sono il trampolino di lancio per andare a comprendere le cose belle, che dopo acquisiscono un valore anche più importante. “Le nostre guerre perdute” è il filo conduttore un po’ di tutti i pezzi, dove ci sono esperienze esistenziali vere che non sono sempre positive: nella vita ognuno di noi ha alti e bassi, e i bassi servono a comprendere di più il valore delle cose belle.

C’è una colonna sonora o una canzone di un film in particolare che avresti voluto scrivere?

Più che film, forse una serie… Sono molto appassionata di serie, ultimamente sto sotto a “Le regole del delitto perfetto”, storia di ragazzi giovani che studiano legge. Ciascuno di loro si trova imbrogliato in casini diversi. Come film, ci devo pensare un attimo…

Ce lo dici domani al Déjà Vu, quando ci vedremo! Ma quanto c’è di vostro nelle canzoni che scrivete?

Sicuramente tanto, partiamo da esperienze personali che poi vengono filtrate in un determinato modo e con determinati connotati che è giusto che poi chi ascolta la canzone la interpreti. Noi diamo un input e la gente lo riceve, anche perché spesso affrontiamo delle tematiche ironicamente: ci sono dei testi che poi hanno un significato molto più profondo. In “30 febbraio” al buon compleanno amore mio la gente balla, ma in realtà si tratta della perdita di un bambino. Ci sono dei significati nascosti che sono molto più importanti. Nascono da esperienze personali, sì, sicuramente.

Le prossime date, oltre a quella di domani al Déjà Vu?

Saremo presto a Pistoia! Tutti gli aggiornamenti li potete vedere sulle nostre pagine Instagram e Facebook.

Noi ci ascoltiamo ora Mercuro Cromo e mandiamo un abbraccio grande a Carmine e Isabella! Ciao!

 

intervista a cura dello staff di “Anche meno”

foto Marco Ippoliti

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