Category: Blog

La Vigilia di Natale secondo Calcutta e Brunori Sas

Il profumo di aria natalizia è già entrato deciso nelle nostre calde case, ha raggiunto ogni vetrina dei negozi addobbati per le feste, si è acceso nelle luminarie di grandi città e piccoli paesi di campagna. Questa calda atmosfera, che ha il sapore di biscotti alla cannella, fette di panettone e abbuffate di torrone, mi ha offerto quest’anno l’ispirazione per scrivere qualche riga su due canzoni che parlano di questo magico (o forse no?) ventiquattro dicembre. La Vigilia di Natale, momento che ogni famiglia attende per potersi sedere a tavola e immergersi in interminabili cene a base di pesce, non sembra, invece, essere molto gradito ai cantautori.
Nella sua Natalios Calcutta soffre il lento scorrere del tempo che gradualmente lo avvicina alle Feste. Sono le ventitré e cinquantanove, ma è difficile per lui pensare al Natale: la sua mente annega in mille domande esistenziali, mentre tutt’intorno la città è fredda e buia. Cammina da solo e maledice la propria solitudine: è la notte di Natale anche per me ha il suono del grido disperato di chi implora di essere salvato dalla propria condizione. Poi compaiono quei quattro zeri sul display e lui se ne va a casa. In testa, le parole di qualcuno da ascoltare.
Ne La vigilia di Natale di Brunori Sas, invece, la casa diventa un luogo da cui scappare: ospita un cane che continua a fare pipì su fogli di giornale e una moglie che puzza di brodo vegetale e ha perso quella luce che illuminava i suoi occhi trent’anni prima. Mentre l’immaginazione continua a sognare un’accogliente casa al mare, il cenone della Vigilia riempie lo stomaco e ci riporta alla realtà: ma di mare qui c’è solo questa stupida insalata, l’ennesima portata dell’ennesimo cenone. I sogni riposti in un cassetto rimangono fantasie che spingono a voler correre e scappare via. La mano è salda sul pomello del portone di casa, per aprirlo e lasciarlo alle spalle, ma poi ci si ferma e, immobili, ci si rende conto che il peggio è passato a un passo da lì. Allora si ritorna indietro, ci si risiede a tavola con la stessa promessa di ogni anno: finite le feste mi metterò a dieta.

Monica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *