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Se c’è una cosa che ho sempre cercato di fare, è avvicinare canzoni, spesso dei generi più disparati e lontani tra loro, sulla base di un comune tema di fondo affrontato. Questa volta è toccato a due brani esemplari degli Afterhours e di Brunori Sas: da una parte Non è per sempre e dall’altra La verità. Hanno, infatti, entrambi un tono provocatorio: sono due brani che risvegliano da quel tepore in cui, ahimè, purtroppo cadiamo molto spesso. Parlo, cioè, di quella condizione in cui ci sediamo comodi su quelle certezze che abbiamo coltivato da tempo e a cui continuiamo a credere per consolidarle ancora di più, pur sapendo che sono diventate sterili e non producono più frutti. Sappiamo che vanno accartocciate e buttate in un secchio, ma la paura del cambiamento, della svolta, ci impedisce di farlo e ci costringe di nuovo al fallimento.

Due canzoni dallo stesso potere liberatorio

In Non è per sempre viene descritta una situazione iniziale di inerte staticità: una nazione brutta che, superiore come un dio, si diverte a manipolare il DNA dei suoi figli, impedendo loro di fiorire, di esprimersi e sentirsi vivi. Il ritornello è la parte costruttiva del brano: il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire è un’efficace metafora che incoraggia a rimboccarsi le maniche e, consapevoli dei propri errori, trasformarli in oro. La strofa seguente è quella che, secondo me, traccia un bellissimo collegamento con La verità di Brunori Sas. Se gli Afterhours dicono che

tu rifiuti di ascoltare
ogni segnale che ti può cambiare
perché ti fa paura
quello che succederà

allo stesso modo, Brunori Sas ci dice che quella verità, che ci fa tanto paura, è che non abbiamo il coraggio di cambiare e di rinunciare a quelle quattro o cinque cose a cui non crediamo neanche più, quelle certezze a cui ci siamo aggrappati finora e che, tuttavia, iniziano a franare. Questa stessa idea è ripresa sempre nel testo da un’altra immagine metaforica: noi che disegniamo una barchetta ferma in mezzo al mare senza, però, trovare il coraggio di buttarci, di fare un tuffo dove l’acqua è più blu, come direbbe Battisti.

Insomma, a volte ci ritroviamo ad ascoltare canzoni di artisti che sembrano collocarsi agli antipodi per le loro scelte musicali, per il loro stile. Eppure, hanno lo stesso potere liberatorio. Esorcizzano una stessa paura che è antica quanto la storia dell’umanità e continuerà ad essere sempre attuale. Aiutano noi, serpenti che strisciamo a terra da tanto, troppo tempo, a cambiare pelle e a rialzarci.

A diventare uomini.

Illustrazione Tutti i Miei Disegni Inutili

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