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Ex componente dei VOINA come bassista, Daniele Paolucci ha dato il via alla sua carriera da solista. Qualche giorno fa ci ha mandato il suo nuovo brano di esordio, “Amsterdam”. La voce sussurrata si impone su una musica che è timida all’inizio, ma poi si fa sempre più prorompente, e vuole rassicurare qualcuno e proteggerlo da un mondo dove la felicità è fittizia e materiale.

Per capire meglio il brano, abbiamo rivolto a Daniele qualche domanda.

 

Sintetizza con 3 sostantivi il tuo presente.

Fame, imprevedibilità, ricerca.

Quanto è importante sapersi mettersi in disparte, in attesa, in osservazione, per riuscire a concentrarsi in modo attivo su nuovi progetti?

È importantissimo e allo stesso tempo molto difficile, perché tutto ciò richiede delle rinunce, dei sacrifici, però prima di far nascere un nuovo progetto occorre sicuramente prendersi del tempo, capire bene cosa si vuole e cercare di far evolvere il tutto nel modo più sincero possibile, la sincerità almeno nella musica è l’arma più grande che abbiamo.

In questo momento storico, secondo te, la gente è più alla ricerca di canzoni introspettive e nostalgiche per rispecchiarsi o canzoni più allegre per non pensare alle cose più tristi e destabilizzanti?

Di cosa è alla ricerca la gente in questo preciso momento non lo so esattamente, io personalmente tendo sempre a scrivere per lasciare un messaggio, un pensiero, di conseguenza anche come ascoltatore sicuramente trovo più interesse nelle canzoni che ti lasciano qualcosa dentro quando finiscono.

Cosa è cambiato in te e quali nuove consapevolezze durante questo percorso di cambiamento?

Mi trovo molto cambiato, ad oggi mi sento più sincero nel rapporto tra me e la mia musica, quello che suono è un’estensione di quello che sono, questa crescita è stata possibile grazie alle esperienze musicali che mi hanno forgiato in passato. La consapevolezza più grande è che la maturazione (musicalmente parlando) è un processo in continua evoluzione. 

Cosa è “questo mare di niente”, ossia, quali sono le cose inutili, insignificanti da mettere da parte in una esistenza quotidiana?

Partiamo dal fatto che Amsterdam è nata in un periodo di grandi cambiamenti per me, “galleggiare oltre questo mare di niente” è più un invito a guardare oltre tutta la superficialità che ci circonda: la ricerca ostinata della perfezione, la voglia di successo, di apparire ogni costo, è questo il mare di niente che mai come oggi sento lontano dalla mia idea di esistenza.

Il tuo singolo lo ritengo pieno di molti elementi. Ci trovo la nostalgia, la speranza, il legame con l’altro, la voglia di conquista e soprattutto uno sguardo verso il tempo passato e uno, ottimista, verso il futuro. Come vedi Daniele tra 3-5-10 anni?

Non ne ho la più pallida idea, ci penso spesso, però in questi ultimi anni sono cambiate così tante cose per me (molte che non mi aspettavo assolutamente) che non riesco a vedermi tra qualche anno, trovo tutto molto imprevedibile. Non ho sogni irrealizzabili o ambizioni più grandi di me, spero soltanto di continuare a fare nel miglior modo possibile quello che mi piace, scrivere canzoni.

 

a cura di Claudia e Monica

illustrazione di Ludovica, aka Tutti i Miei Disegni Inutili

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