È un ambiente intimo, si respira aria di casa, niente di frenetico, si percepisce benessere. Il Memorabilia Festival è così. Su una parete si legge “Restiamo umani”. E suona come un invito delicato, spassionato, oggettivo. Giancane è con la sua band a mangiare una grigliata, sorridente, parla con tutti, scatta selfie, si diverte già prima di cominciare. Mentre risponde alle nostre domande, gli sfugge il bicchiere, trattiene un’imprecazione. “Anche oggi bestemmierò”, no, oggi no. “Bella Recanati, belle le Marche, avete il Varnelli, cazzo!”. Poco prima di cominciare, il batterista (Claudio Gatta) offre noccioline al pubblico e io lo vorrei adottare perché sembra un animatore turistico, con la differenza che gli animatori sono invadenti e spesso insopportabili. Giancane diverte e si diverte. Ironico nelle spiegazioni, veloce nelle battute. Altro che disagio o ipocondria. Per una sera eravamo tutti meno inadeguati e tutti d’accordo.

Sei stato uno dei primi che ha parlato di disagio, un termine che adesso usiamo tutti. Ma, a parte questo, non credi che a forza di parlarne, lo abbiamo esorcizzato e stiamo cercando di superarlo e sconfiggerlo?

Sì, certo, però io parlo di un altro tipo di disagio, che è il disagio conto terzi. In tedesco c’è una parola che significa “provare vergogna per gli altri”, che in italiano non esiste.

Sono quei termini che in ogni lingua esprimono qualcosa che in italiano non c’è.

Per me era quel tipo di disagio, insomma.

Ti è capitato oggi, a Recanati, in mezzo ai leopardiani?

No, io sto in fissa con Recanati, con le Marche, c’avete la Varnelli!

Secondo te, è importante lavorare sui punti deboli affinché vengano sconfitti – quindi intraprendere un percorso terapeutico di continua sfida con te stesso – o cercare di mostrare solo ciò di cui siamo capaci, cercando di evitare totalmente ciò che ci fa sentire inadeguati?

È importante superarsi, quindi superare le proprie paure. Cioè, io ogni volta c’ho paura perché molto spesso ti capita di suonare in un posto diverso. Io a Recanati, ad esempio, non c’ho mai suonato. Quindi quando sono arrivato c’erano i vecchi, i bambini… io tra le altre cose, ho tutte canzoni che non vanno bene per quelle situazioni. E comunque è una continua sfida. E questa cosa qua nasce per questo, cioè Giancane, invece che andare dallo psicologo o dallo psichiatra, suona. E mi pagano, invece che pagare io. E funziona, credo. Cioè, mi sento un po’ meglio. Adesso che non suono c’è il Varnelli.

La soluzione terapeutica al malessere? Senza l’alcol, le droghe, gli psicofarmaci e la musica?

Che vita di merda. A parte le cavolate… È difficile, perché dovresti fare ciò che ti piace fare. Il problema è: tu sai cosa ti piace fare? Molti non lo sanno ed è lì che scatta il malessere. Tu lo sai e segui una strada. Molto spesso per chi non lo sa, è difficile che si indirizzi o canalizzi quel malessere in qualcosa di esorcizzante.

Chi adotteresti, oltre a un fascista, in questo momento?

Sicuro un leghista o un grillino, oppure uno di quelli con le tartarughe, come si chiama?

Oppure uno di quelli che fa cosplay.

A una certa basta, essù!

 

di Claudia e Monica

intervista a cura di Claudia

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