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Escono quest’anno due singoli di Drago, il primo a gennaio, l’altro ad aprile. Nell’ambiente musicale Roberto Dragonetti era già conosciuto come bassista con alle spalle esperienze di svariati tour con molti artisti. Ora decide di cambiare ruolo e passare al cantautorato meritandosi già da subito il riconoscimento di “artista del mese” di MTV New Generation, finestra mediatica per autori emergenti.

“Siamo universo” (prodotto da Tommaso Colliva) nasce in piena quarantena e il suo “E mentre il mondo esplode noi qui dentro a far l’amore protetti dalle pareti” sembra una vera e propria profezia romantica, in fondo anche Drago stesso si definisce incautamente ottimista e la sua positività si percepisce innegabile. Entrambi i brani esprimono in modo evidente l’idea di un’analisi interiore, una riflessione ma anche un concetto di espansione e infinito. Un ascolto piacevole di una voce mordace, incisiva con elementi di elettronica che rendono il tutto esplosivo e intenso.

Quanto è difficile realmente essere capiti dagli altri soprattutto nelle aspirazioni e nei nuovi percorsi da intraprendere?

Intraprendere la propria strada con “devozione”, tenacia ed  entusiasmo credo sia il lascia passare agli occhi di tutti perché credano in te.

Definiscimi in tre aggettivi il tuo universo attuale rispetto a quello precedente, prima di iniziare l’attività da solista.

Introspettivo, sconfinato, caleidoscopico.

Se dovessi sintetizzare questo periodo storico con un pezzo musicale o un album, quale sceglieresti?

“La sera dei miracoli” di Lucio Dalla. Forse io ho uno sguardo incautamente ottimista e che guarda troppo in là, ma preferisco evadere dalla realtà che stiamo vivendo e quando ne usciremo mi immagino “…una sera  così dolce che si potrebbe bere da passare in centomila in uno stadio…”

I titoli “Siamo universo” e “Tutto stanotte” hanno insieme il concetto di spazio, il primo, e di tempo, il secondo. Quale dei due concetti ti fa più paura?

Paura no, anzi ne sono affascinato, soprattutto dal concetto di tempo. Ricordo che sin da piccolo, durante le visite a siti archeologici, avevo l’ossessione di toccare pareti cercando di riuscire a creare un contatto con le civiltà a cui erano appartenute. Civiltà che hanno creato qualcosa che è arrivato fino ad oggi, che forse è un po’ quello che cerchiamo di fare anche noi, creare cose durature appunto.

Quale tematica vorresti affrontare in un tuo pezzo se volessi essere di aiuto e consiglio alle prossime generazioni?

Sicuramente arrivare a tirare fuori un album, che diciamo sarebbe il compimento di una mia prima fase artistica. E poi vorrei fare il mio primo concerto da solista, in questi anni ho avuto la fortuna di suonare su quasi tutti i palchi d’Italia, stadi, e in giro per il mondo, ma come bassista. Con l’arrivo del Coronavirus i miei primi concerti da cantante solista sono stati annullati, quindi sono rimasto con delle note in gola che faccio fatica a mandar giù, spero al più presto di poter anche iniziare quest’altra avventura.

Claudia Paolucci per Staradio

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