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L’amore e la violenza vol. 2 è l’ottavo album in studio dei Baustelle, uscito lo scorso 23 marzo, a circa un anno di distanza dall’album precedente che lo ha ispirato. Ne riceve, infatti, il testimone, collocandosi sulla sua stessa scia, su quella di un lavoro oscenamente pop che descrive in summa il genere umano, attraverso, cioè, brani che parlano di amore e di violenza. Un po’ come il concetto di Ying e Yang, queste due anime contrapposte animano il mondo, diventando una parte dell’altra.

Difficile è, infatti, separarle e dire quale delle due prevalga all’interno dell’album, sia a livello di testi che di musiche. Camminano quasi sempre a braccetto e definiscono nuovi personaggi che si aggregano alla schiera già popolosa di quelli disegnati dai Baustelle nei loro precedenti lavori. Se nel loro penultimo album trovavamo Betty, ritratto contemporaneo di una giovane adolescente che è bravissima a giocare con l’amore e la violenza, in questo troviamo Giovanna, simbolo di un amore perso in un giorno di sole uguale agli altri, per correre tra le braccia di un’altra donna e dare piacevole sfogo ai propri istinti più o meno trasgressivi. In Baby, invece, forse il brano che sta riscuotendo maggiore successo tra i dodici nuovi pezzi facili contenuti nell’album, l’amore disegnato da due virgole di sperma sulla schiena e accentuato dal suono di risate di felicità in sottofondo, si contrappone al concetto di violenza, rappresentato da un rivolo di sangue sulle labbra. Queste due dimensioni convivono anche nel dodicesimo pezzo che conclude l’album, Il minotauro di Borges, dove c’è un amore in stile “La bella e la bestia”. Il mostro (il minotauro) avverte l’anima indifesa di fanciulla della fine imminente che l’attende, della distruzione prossima, che i Baustelle ci raccontano attraverso le urla strazianti presenti in sottofondo nella parte musicale posta a conclusione del brano.

Dalle pennelleate di queste 12 canzoni si delinea l’immagine tremendamente attuale di una società simile ad un pendolo che oscilla tra l’amore e la violenza.

Ci imbattiamo, infine, in un amore totale che investe altre due canzoni. In Veronica n. 2, infatti, viene descritta la cecità primaverile dell’innamorato che non vede nulla al di fuori della sua Veronica. Il concetto viene reso esplicito dal ritmo incalzante della canzone durante il ritornello, dove il nome della donna si ripete insistentemente. È un amore talmente incondizionato che si tramuta in violenza: uccidi per poterla salvare. Concept simile è quello che ritroviamo in A proposito di lei: l’amore ha qui il potere di schiavizzare, di stravolgere la vita di una persona, lasciandola, ironicamente, uguale a se stessa, animata da quelle azioni che si susseguono e scandiscono i tempi della ruotine quotidiana.

Queste sono solo delle piccole pennellate descrittive di un album di cui si potrebbe parlare ancora per molto e che delinea l’immagine tremendamente attuale di una società simile ad un pendolo che oscilla tra l’amore e la violenza. Quando l’incertezza si fa padrona, i Baustelle prendono in mano le redini e si fanno garanzia più assoluta, dimostrando, ancora una volta, la loro versatilità tematica e musicale.

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