È partito da Riccione a bordo della sua 500 d’epoca, così datata quanto affascinante. Ha attraversato tutto l’entroterra marchigiano, gustandone i paesaggi e le ricchezze grazie soprattutto al suo tettuccio pieghevole ed è arrivato al “Geko” di San Benedetto del Tronto per far vibrare le proprie corde vocali e proporci i singoli del suo primo ed omonimo album. Stiamo parlando di Tomas Fadimiluyi, in arte Fadi

Il cantautore italo-nigeriano è arrivato già alle orecchie di molti per via della sua partecipazione al Festival di Sanremo (sezione nuove proposte) con il singolo “Due Noi”, un brano capace di emozionare un teatro prestigioso come quello dell’Ariston e al quale poi è susseguito il suo album d’esordio. Abbiamo avuto l’occasione di ascoltare i brani che compongono quest’ultimo e vi assicuro che dal palco dell’Ariston a quello del “Geko” il risultato è stato lo stesso. Fadi ha infatti messo in luce le sue capacità e il suo particolare timbro di voce, conducendo l’intero concerto con brani di assoluta orecchiabilità e carichi di sonorità positive come “Se ne va” ed “Owo”, a cui si sono unite struggenti ballad condite da testi di spiccato rilievo, “Canzone Leggera su tutti”. Alla scaletta non poteva poi mancare il suo principale biglietto da visita, “Due Noi” appunto, e un dovuto tributo ad una divinità della musica italiana con l’esecuzione di “Rimini” di De André, brano presente anch’esso all’interno dell’album.

Abbiamo colto l’occasione per incontrare Fadi e rivolgergli qualche domanda, per capire un po’ meglio la sua storia, la sua musica e i suoi piani per il futuro. Buona lettura.

Tomas Fadi, per metà romagnolo e per metà nigeriano. È proprio nel tuo ultimo brano, “Owo”, che questa mescolanza di culture, di suoni e di immagini viene trasformata in musica, sei d’accordo? 

Sì, sono nato e cresciuto in Romagna ma mio padre è Nigeriano. Io ci sono stato una sola volta ma proprio lì è scattata la scintilla che ha dato vita a questo brano. Ero con mio fratello e volevamo divertirci un po’ facendo un giro sui go-kart, ma avevamo bisogno di soldi. Così mio fratello mi ha detto di andare da mio padre e chiedergli “Baba fun mi ni Owo”, che appunto vuol dire “Papà puoi darmi dei soldi”. La particolarità della parola “owo” è che può avere diverso significato a seconda della O su quale fai cadere l’accento, infatti può significare o soldi o mano. Io sono andato da mio padre per chiedergli i soldi ma ho sbagliato la pronuncia e così lui giustamente mi ha dato la mano. Alla fine però il giro sui kart l’abbiam fatto lo stesso.

 

Partendo da “Baba fun mi ni Owo”, “Babbo dammi una mano” appunto, ma un po’ in tutte le tue canzoni ci sono diversi riferimenti alla tua famiglia e alle persone che ti stanno accanto nella vita di tutti i giorni. Sono loro  che riescono appunto a “darti una mano” nel comporre la tua musica e i tuoi testi?

Io vedo la musica come un confronto. Inizialmente c’è qualcosa che fa scaturire in me un’idea iniziale, poi confrontandomi con i miei amici, con il mio staff e con chi mi sta intorno questa idea primordiale evolve. Per questo motivo quando dico “Baba fun mi ni owo”, non mi riferisco esclusivamente a mio padre ma a tutte quelle persone che hanno saputo darmi consigli paterni e son stati bravi nel trasmettermi qualcosa. 

Nel tuo disco d’esordio mi ha colpito poi in particolar modo “Canzone Leggera”, una ballad parecchio emozionante che affronta il tema del sentirsi inadeguato e del timore di andare oltre i propri limiti. Hai riscontrato queste sensazioni quando qualche mese fa sei salito sul palco di un teatro prestigioso come quello dell’Ariston?

Più che inadeguatezza ho riscontrato solo un po’ di sana paura, com’è normale che sia d’altronde.  Suonare su un palco del genere è stata un’esperienza pazzesca, anche se non è poi così grande come si vede in televisione quando sei lì sopra ti sembra enorme, e non parlo a livello di dimensioni. Lì è vita vera. 

Rimanendo in tema Sanremo, sei arrivato al Festival nella sezione delle Nuove Proposte con il brano “Due Noi”. A mio avviso è proprio questo brano che esalta maggiormente il tuo particolare timbro di voce, un timbro che soprattutto durante il ritornello si esprime al massimo della sua potenzialità e riesce ad arrivare all’ascoltatore. Cosa si prova invece dalla parte di Fadi durante quelle note? 

Ogni volta che eseguo quel brano vibro un casino e nel frattempo penso agli affetti cari che mi hanno accompagnato in quel periodo lì. Il brano però pur suonando parecchio nostalgico non vuole essere triste, bensì celebrare dei momenti che ho sentito particolarmente e che porterò dentro per sempre.

 

Dopo Sanremo, dunque, fuori il disco, un tour pronto per partire ma poi improvvisamente la pandemia e il conseguente lockdown che hanno sconvolto tutti i piani. Cosa prova un artista ad essere confinato lontano dai palchi e dal proprio pubblico? Stasera finalmente primo concerto post-lockdown, ti senti carico?

Allora carico son carico, devo vedere un attimo come risponderà il mio corpo contando anche le 4 ore e mezzo di viaggio con quella macchina ma questa lontananza dal palco mi ha fatto venire una gran “scaglia”. Nel frattempo però ho messo giù alcune canzoni visto che entro la fine dell’anno uscirà il mio secondo album.

Hai spesso parlato della tua passione per i motori. Nel panorama musicale italiano si assiste all’ascesa di artisti che magari prendono bene la prima curva ma poi cadono improvvisamente alla seconda. Tu come avrai intenzione di imboccare questa seconda curva?

Si è vero che ho la passione per i motori ma non sono uno che ama correre e fare il “patacca” per la strada, mi piace più godermi il viaggio. Per cavalcare la tua metafora poi ti dico che il ritmo e il passo gara sono buoni e arrivo alla seconda curva che sono già in scia con la macchina davanti per uscire meglio. In più mi aiuta la consapevolezza del fatto che le mie canzoni quando scappano fuori riescono a trasmettermi la stessa impressione di quando ti ritrovi davanti una persona che conoscevi ma che non vedevi da un botto di tempo, e dici caspita è proprio lei. 

Per concludere, qualche breve anticipazione sul nuovo disco? Visto che ci hai annunciato che sarà pronto entro la fine dell’anno.

Posso solamente dire che sarà un disco “fadoso”, potete starne certi. Come avrete potuto capire dal primo disco non mi piace definirmi con un unico genere musicale, Fadi fa di tutto. 

Staradio e i suoi lettori ringraziano Fadi per l’intervista, in attesa di emozionarsi nuovamente di fronte a singoli come Due Noi e di ballare ancora di più con brani come “Owo”.

Alessandro Vallese per Staradio
Pic Federica Renzi

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