I Cara Calma sono una band di Brescia composta da Riccardo Taffeli (voce e chitarra), Cesare Madrigali (chitarra), Fabiano Bolzoni (batteria) e Gianluca Molinari (basso). Abbiamo conosciuto questi quattro ragazzi, per la prima volta dopo una serie di ascolti, allo Strike Up di Tolentino, dove hanno saputo sapientemente svolgere l’opening ai Fast Animals and Slow Kids, insieme ai Bruxa. Abbiamo riconosciuto in loro tanti bei pregi, come la voglia di urlare, che non si è spenta mai, e di tenere partecipe il pubblico attraverso un palco sempre esplosivo. Del loro ultimo progetto vogliamo presentarvi due brani, per poi lasciarvi alla nostra intervista per loro.

“Rodica” è stato il singolo anticipatorio del loro ultimo album, “Souvenir”, ora promosso attraverso il tour estivo. È una canzone decisa, che tratta il tema delle ferite – considerate nel loro ruolo costruttivo e non come nei da eliminare, guarire – e dell’altro, visto come unico, prezioso e ultimo rifugio.

E a proposito di rifugi, altra canzone che vogliamo proporvi è “Il mio rifugio”, da cui la nostra Ludovica ha tratto una meravigliosa illustrazione che sottolinea l’immagine delle fotografie come simbolo del grigiore di un passato da dimenticare, da gettar via per proiettarsi, invece, verso il futuro:

non mi resta che imparare
e continuare a camminare
.

E se i Cara Calma urlavano “vi aspetteremo sui palchi”, noi lo abbiamo fatto. Abbiamo cantato le loro canzoni e ci siamo preparati al grande concerto che ci hanno regalato.

 

Intervista

Chi sono i Cara Calma, come si conoscono e come nasce l’idea di questo progetto musicale?

(Riccardo) Cara Calma è innanzitutto essere amici, volersi bene come fratelli, scrivere e suonare ciò che ci fa sentire bene, che ci fa sentire veri. Riccardo e Fabiano si conoscono da più di vent’anni ed è da loro che è partito tutto, a loro ci siamo aggiunti io (Gianluca) e Cesare, anche noi amici di vecchia data. Proprio per questa amicizia che ci lega il tutto si svolge in maniera del tutto naturale, riusciamo sempre a viaggiare nella stessa direzione senza il bisogno che qualcuno corregga la rotta. Per noi suonare è costruire qualcosa di importante che ci legherà ancora di più, è portare la nostra famiglia in giro per l’Italia e conoscere nuove persone, nuove situazioni senza mai smettere di urlare ciò che proviamo.

Tra i vostri brani troviamo varie collaborazioni con importanti nomi della scena musicale italiana: Management, Bologna Violenta, Il Pan del Diavolo, Ambramarie e Voina. Quali sono i tratti in comune che avete riconosciuto in loro? Quale valore aggiunto hanno dato alle vostre idee?

(Fabiano) Senza dubbio il tratto comune a tutti loro è stata la grande disponibilità che hanno avuto nei nostri confronti, ed un buon artista si riconosce anche da questo. In alcuni casi, come ad esempio con Ivo dei Voina, la collaborazione nasce ancora prima del mero valore artistico, in quanto buoni amici e compagni di serate. Ad ogni modo ciascuno di loro, chi con la voce e chi con uno strumento, ha saputo dare una spinta in più ai brani, motivo per cui abbiamo voluto fortemente la loro partecipazione.

Quanto grandi vi sentite ora con “Souvenir” rispetto a quando, invece, dovevate alzare sulle punte dei piedi? Quali sono stati i presupposti per questo vostro ultimo progetto e in che modo si discosta o, piuttosto, si avvicina al vostro precedente album?

(Cesare) Non si smette mai di cercare un miglioramento, una maturazione, questo è sicuro, ma con Souvenir abbiamo cercato di scrivere un disco un po’ più studiato, meno di getto e più ragionato. Le differenze rispetto all’album precedente sono poche ma fondamentali, e una di queste è un’attenzione particolare alla dinamica delle canzoni. Se si paragonasse “Sulle punte per sembrare grandi” ad un treno merci che viaggia fortissimo sui suoi binari potremmo vedere invece il treno di “Souvenir” fare qualche fermata in più, tirando il freno e prendendo fiato per dare più risalto alle esplosioni ritmiche e sonore a cui siamo tanto affezionati.

“Il mio rifugio” è il titolo della settima traccia di “Souvenir”. È un brano che parla di fotografie gettate, di guerra e di eroi. Che cosa è per voi un rifugio? A quali altre immagini lo associate?

(Riccardo) Rifugio è per noi tutto ciò che ci fa sentire a casa, ogni singola sensazione che ci rimanga scolpita nel cuore ed impressa negli occhi. Abbiamo voluto scrivere questo brano pensando a tutto quello che abbiamo vissuto durante il tour di presentazione del disco precedente (sulle punte per sembrare grandi), una dedica a tutte le persone fantastiche che abbiamo incontrato lungo il nostro percorso, persone e situazioni che ci rimarranno dentro per sempre e ci permetteranno di andare avanti nei momenti più bui, semplicemente pescando immagini dalla nostra memoria. “Vi aspetteremo sui palchi perché possiate salvarci”.

Siete pronti per la data di Tolentino con i Fast Animals and Slow Kids e per visitare le Marche?

Siamo super carichi! Speriamo di far divertire quelli che già ci conoscono e lasciare un bel ricordo a quelli che non ci hanno mai sentito. Sarà sicuramente una bomba anche perché in una location del genere non si può far altro che spaccare tutto e divertirsi!

 

Articolo di Monica Bottaluscio

Illustrazione di Ludovica Fantetti, aka Tutti i miei disegni inutili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *