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“Brunori a Teatro. Canzoni e monologhi sull’incertezza” è il concept che sta accompagnando Brunori Sas attraverso vari teatri italiani, contesti ideali per la musica d’autore, che può essere meglio raccontata e descritta in ciò che l’ha ispirata, nelle storie che si nascondono dietro a ogni accordo. Così è successo per la data al Teatro delle Muse di Ancona, a cui ho avuto la fortuna di partecipare. Ho apprezzato, in particolar modo, il monologo che Brunori ci ha regalato riguardo “La vita liquida”, brano contenuto nel suo ultimo album “A casa tutto bene”, uscito lo scorso anno e opera di coronamento della maturità musicale del cantautore, conquistata gradualmente, passo dopo passo. Il monologo mi ha confermato ciò che avevo intuito già dai primi ascolti: “La vita liquida” trova ispirazione nel pensiero filosofico di Bauman, grande pensatore del XX secolo, morto proprio lo scorso anno, tre giorni dopo che Brunori ha terminato la scrittura del brano ispirato a lui, secondo quanto raccontato dallo stesso cantautore. Il brano, infatti, trasforma in musica il pensiero del filosofo, sottolineando come nella società in cui viviamo, il cambiamento, l’incertezza e il divenire si stiano affermando come stabile condizione dell’esistenza umana. La mentalità, la fisicità e le forme si adattano: ci ritroviamo tutti ad essere Mattia Pascal, in un continuo movimento di fiumare che scavano letti in mezzo a rocce secolari, come quelle dell’Aspromonte, un paesaggio che Brunori ha confessato essere stato ricettacolo di paure quando era bambino e che ha riscoperto terra meravigliosa solo in età adulta. È attraverso queste fiumare che poi ci si riconsegna al mare, ritornando come ad un condizione ancestrale che detta i principi liquidi e inconsistenti dell’essenza umana. A conferma di ciò, nel testo de “La vita liquida” ritroviamo anche una serie di esempi ed espressioni che danno una veste visiva e metaforica al concetto filosofico più complesso: piegarsi
ad ogni condizione, adattarsi, evaporare, diventare, attraversare.
Ma Brunori non è il solo a riagganciarsi alle idee di Bauman riguardo la nostra società liquida: “L’era dell’acquario” dei Baustelle ne è un’altra preziosa testimonianza. Tratto da “L’amore e la violenza”, il brano s’ispira a questa fase astrologica della storia dell’umanità, in cui l’acquario, non a caso, è il chiaro simbolo dell’informe liquido contenuto al suo interno. Il testo è accompagnato da un motivo musicale piuttosto vivace, che offusca la tematica più difficile delle continue crisi che affliggono la società del presente. Ma ciò che diventa ancora più amaro è sapere che il dolore di oggi, proprio come un fluido, scivolerà via domani, quasi come se non fosse esistito e non avesse mai avuto importanza:

non aver paura, non piangere mai
lascia consumare il presente
tutto sarà niente
il compiuto è già passato
nell’era dell’acquario.

E in questo acquario, a nuotare siamo noi, impercettibili pesci che fuggono dalla fame vorace degli squali e chiedono anche loro, ogni tanto, una boccata d’aria, per paura di affogare nell’acqua inconsistente che li circonda.

Monica

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