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Le “Conseguenze” di Blumosso: il concetto di casa e di solitudine

Blumosso è il progetto di Simone Perrore, cantautore che abbiamo conosciuto tempo fa e con il quale ci piace sempre scambiare quattro chiacchiere. In questi tempi così delicati, ci ha dato la sua visione della realtà, spiegandoci le sue considerazioni sulla vita che noi tutti stiamo vivendo. Inoltre, il 2 maggio è uscito Conseguenze, il nuovo EP che si aggiunge al precedente album In un baule di personalità multiple e che è stato annunciato con il rilascio di alcuni singoli. Ma conosciamo Blumosso più nel dettaglio con questa intervista!

 

“Lei che la portavo sempre al mare / che è la casa dove ritornare” (A pezzi il cuore). Da questi due versi capiamo che identifichi l’idea di casa con una persona. Ci diresti altre tre parole che descrivono la tua “casa”?

Per me casa è un luogo dove sto bene, e dal quale vorrei non andare via. L’idea è più questa. Altri termini, vediamo, ci sto pensando. Ecco: “Mamma e Papà”, “i miei pensieri” “gli amici veri”.

“Ho preso parte a una congregazione di uomini soli” (A pezzi il cuore). Come sei solito esprimere o sfogare il tuo senso di solitudine? Ti descriveresti una persona solitaria o ami, al contrario, passare di più il tuo tempo con gli altri?

Le domande sulla solitudine ai tempi del coronavirus rischiano risposte alquanto altalenanti. 

Sono sicuramente un solitario e preferisco molto di più stare da solo, che passare il mio tempo con gli altri, a meno che gli altri non riescano a farmi stare bene. 

Quando sono solo scrivo, scrivo molto; e leggo, studio e mi documento. Mi capitano momenti di ozio; oziare è indispensabile per la creatività. 

Tutto questo in una condizione normale. Adesso, dopo due mesi di isolamento forzato, seppur senza drammi o difficoltà psicofisiche, iniziano a starmi strette anche le mie amate solitudini.

Quali sono le tue “considerazioni sulla vita” nel momento così delicato che stiamo attraversando?

Le mie considerazioni sulla vita sono abbastanza schiette e violente al momento. Anche perché il buonismo non serve.

Nonostante la drammaticità della situazione, con mio sommo rammarico, intorno a me vedo nient’altro che irresponsabilità. 

Per la maggior parte di noi, questo momento è una costrizione imposta da qualcuno. 

Molti se la prendono col governo. Da una parte c’è chi esce per ragioni futili, ed è da condannare a priori perché altro non può essere fatto; ma è quello che ci sta dall’altro lato che mi sconcerta maggiormente: chi comunque resta sigillato in casa lo fa perché “gliel’ha imposto il governo” e non perché ne va della nostra vita e di chi ci sta vicino. 

Io non credo che ne usciremo cambiati, né migliori. Ne usciremo, sì, ma faremo in fretta a dimenticare. 

E allora, poi? Che cosa accadrà? Quanti di noi moriranno ancora? Che fine faremo?

Questo è quello che penso, e mi rammarica pensarlo. 

Il tuo progetto d’esordio si chiama “In un baule di personalità multiple”. Come descriveresti il rapporto che hai con queste? Sorgono spesso conflitti o riesci a tenerle a bada?

In realtà sono molto inquadrato. Le personalità multiple sono quelle che emergono quando qualcosa di straordinario ci accade. Un amore è qualcosa di straordinario. Che cosa accade quando t’innamori? Emergono lati nuovi della tua personalità. 

Tornando al discorso della pandemia. Anche questo è un evento straordinario. In molti di noi, come ho già detto, non è nato nulla, ma ci sono anche gli altri. Sono quelle le anime da cui ripartirà tutto. Da chi questo momento lo ha vissuto davvero come un destarsi, e non come un blocco.  

Io, che non è che faccio, ma sono un cantautore, ricorderò questo periodo anche per “Conseguenze”, il mio nuovo EP in uscita l’8 maggio. 

Ermione è il singolo di punta dell’EP. Nel ritornello dice: 

Chi sono io per dirti cosa fare di te?

Già! Nessuno può dirtelo chi sei, devi essere tu a capirlo, a scoprirlo; e a scoprirti. E allora suona la sveglia! Già la sveglia. Perché, sebbene abbia espresso opinioni negative sulla situazione che ci circonda, voglio comunque credere che questa sia una mattinata, e non l’ora del sonno. 

 

intervista a cura di Monica per Staradio