Category: Blog

Lucio Dalla: voce della semplicità 

Quando penso all’enorme portata musicale dei grandi cantautori come Lucio Dalla, provo spesso un senso di incapacità nel riuscire a definire e ad abbracciare in un solo gesto la loro infinita produzione. Conoscere qualcosa in più significa sempre trovare quel tassello da aggiungere al puzzle ancora incompleto, ma, soprattutto, rendersi conto di quanti altri pezzi ci mancano per ricomporre l’immagine, se mai ci dovessimo riuscire. Piuttosto, può risultare più facile, e più interessante, adottare, di volta in volta, un punto di vista diverso, scegliere una piccola e precisa lente dalla quale guardare all’immensità dell’universo.

Pertanto, in occasione del 4 marzo di quest’anno, data in cui Lucio Dalla avrebbe compiuto settantacinque anni, mi piacerebbe proporvi un mio punto di vista, una delle mie lenti con cui guardare ai contributi di Lucio o, se preferite, un preciso paio di cuffiette da indossare per conoscerlo meglio. I pezzi del puzzle che ho scelto sono canzoni, poche ma significative per restituire l’immagine unica di Lucio Dalla come voce della semplicità.

 

4 marzo 1943

È la data di nascita del nostro Lucio, nonché titolo del brano, per quanto la canzone non sia autobiografica. Scritta da Paola Pallottino per intitolarsi Gesùbambino, fu poi censurata in vista della candidatura a Sanremo nel 1971. Questo, che forse è il brano che più ha reso celebre Lucio Dalla, racconta una storia semplice, di persone umili. Da una parte, un uomo che veniva dal mare e di lingua diversa; dall’altra, una ragazza di appena sedici anni: nel suo ventre quel dono d’amore che la legava a quell’uomo, perso poi per sempre quando venne ucciso. È una donna che fa della semplicità un autentico pregio: canta le strofe di taverna come delle ninnananne e decide di chiamare suo figlio Gesùbambino, un gesto del suo gioco di essere mamma, ma che nasconde un profondo sentimento di legame affettivo. Nel brano appaiono poi alcuni termini, che evocano un mondo semplice e gli conferiscono un significato poetico: le carte, il vino, la gente del porto, il prato.

Piazza Grande

Frutto dell’intenso rapporto di amicizia e della collaborazione con Ron nella composizione della musica, è il brano che più evoca il solido ed eterno legame di Lucio con la sua Bologna. Il personaggio qui descritto ha fame e cerca, inutilmente, qualcuno che gli offra un pranzo. Le panchine, su cui si siede, diventano il palcoscenico di tante storie d’amore, di cui si sa, di cui si continua a parlare. Piazza Grande, da semplice luogo cittadino, si riveste di grande dignità e si trasforma nel microcosmo di un’intera vita: offre quella famiglia che, altrimenti, sarebbe assente, carezze, sogni e cieli stellati; raccoglie l’amore e, spontaneamente, lo distribuisce di nuovo a chi non ha lenzuola per coprirsi dal freddo e cerca la compagnia di gatti, anche loro soli e senza padrone.

Anna e Marco

Il nostro puzzle è quasi finito. Manca un’ultima storia, forse quella in cui ognuno può giocare da protagonista e indossare gli abiti di Anna, o quelli di Marco: due nomi comuni per due persone altrettanto comuni, di quelle che si incontrano quotidianamente, di quelle che assomigliano un po’ a tutti. Anna è una ragazza come sono tante, dal bello sguardo e permalosa. Marco, invece, viene descritto come un ragazzo magro, con il cuore in allarme e dalle grosse scarpe, che vive insieme a sua madre e sua sorella, conducendo una vita ripetitiva. Ad accomunarli è la stessa condizione di sentirsi soli in un brutto locale, in mezzo alla gente e al loro branco di amici: iniziano a ballare insieme e subito i loro sguardi entrano in un vortice di sintonia. Ogni elemento della realtà, nella sua semplice e comune essenza, viene trasformato in oggetto poetico: le stelle nel flipper sono più di un miliardo, il cielo è un biliardo, la luna si trasforma in una palla che cade per strada. È un brano di prosa e di poesia, che mescola l’umile realtà con l’universo infinito, dove si realizza il sogno di due giovani che, pur non sapendolo, si conoscono da sempre, uniti dal filo invisibile dei loro desideri.

Osservare le piccole cose, le persone; guardare oltre il loro aspetto per immaginare le storie che le hanno portate ad essere così come sono. Riconsegnare loro quella dignità che hanno sempre avuto, quell’eternità che sarà per sempre cristallizzata in brani come questi.

Buon compleanno, Lucio!

Monica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *